Dalla Cornovaglia il collettivo Blind Yeo trova un riferimento geometrico (il punto k dove concorrono le simmediane di un triangolo) in un suono aperto, libero, ad unire folk, psichedelia e new wave. A tratti par di intravedere la fonte dalla quale si abbeverava certa scena gallese trasportata negli anni ‘80 più stilosi. Vera e propria congrega di nove musicisti ad impastare le voci di Anoushka Helm e Will Greenham (rispettivamente anche a synth e chitarre) non hanno paura di perder coordinate ed equilibri, surfando con le loro armonie su ritmi dolcemente tiepidi. Un trip che segue i raggi solari richiamando strumentazioni africane confermando che ormai sia pressoché impossibile inquadrare radici e desinenze musicali partendo dalla realtà geografica di un progetto. La forza dei Blind Yeo sta piuttosto nella grazia e nella leggerezza di brani ipnotici come Memory to the Soil, in arie dov’è tornano alla mente idee di folk come quelle ipotizzate dagli Hen Ogledd. Terribilmente equilibrati ci guidano in mondi con parti luminose ed oscure, garantendo un accenno di trance che ci fa letteralmente galleggiare sui loro suoni orchestrali. La title track sembra una cavalcata disegnata a pastello, con intrecci vocali perfettamente pennellati. Più di tutto a colpire è la luce fredda che sembra incorniciare le composizioni, facendoceli immaginare sulle rive atlantiche a canalizzare le energie per le loro composizioni. Sintetizzatori per Henry Greenham, violoncelli di Phyllida Bleumel, chitarre per Phil Self, bassi di Jake Sheridan, percussioni a cura di Lpuis Crowe e Sam Pert, gli archi di Matt Kelly per moti che possono farsi o dosi come nel finale della splendida Frik and Frak. Un disco che segue un ritmo tutto suo, nel quale non c’è altra via che farsi trascinare dalle correnti, modificando i nostri moti ed i nostri modi a seconda dell’impeto dei Blind Yeo, attenti a non perdere il centro del nostro cuore, organo preposto ad elaborare le loro vibrazioni ricevendone le correte simmediane sonore. Energia, chakra, che dir si voglia, ma se al termine di un disco l’umore è rimesso a nuovo e gli occhi sono filtrati su una luminosità nuova il risultato è certo.
Blind Yeo – The Lemoine Point (Led Disques Bongo Joe, 2026)
