Black Marble – Life In Small Places (Sacred Bones, 2026)

Il ritorno di Chris Stewart a nome Black Marble era attesa ormai da un lustro ed è sempre presso Sacred Bones che il musicista di base a Los Angeles ci riporta nei suoi personali anni ‘80.
Il suono del disco si poggia a questo giro su un solido scheletro chitarristico, fantastico sin dall’iniziale It’s Always Come To Me che guarda a Manchester ornandosi di splendidi trucchi.
Poi il primo singolo estratto, con un pensiero a Jim Carrol ed un botta e risposta fra la voce di Chris, le bave di synth e le percussioni: il tutto è talmente rifinito e personale da evitare il mero revival ma segnando un’altra tappa nel percorso coerente che viene portato avanti ormai da ormai quindici anni fra album, ep e nastri mixati. Dalla cantina al college quindi? In un certo senso è proprio così ed i brani ne escono irresistibili e freschi, connessi ad un passato da una rete di maglia ma presenti, tangibili e sinceri. Piccoli zuccherini che sarebbero perfetti da avere registrati su un’audiocassetta a costruire una realtà che è quella di Chris, musicista odierno in grado di riflettere su cosa significhi suonare e sopravvivere. Sventagliate di bellezza e di ritmo, rimanendo all’interno della cornice prescelta come il personaggio di un videogame perfettamente guidato. Gli undici brani filano precisi e morbidi, a riprova della lucidità di Stewart ad impostare la sua poetica anche con altri abiti centrando sempre e comunque il punto. Passati in cinquant’anni con Black Marble potrebbe legittimamente fare ciò che vuole, tornare ai synth, rimanere in questa versione od approcciare la salsa ed il merengue: riuscirà comunque a presentarsi in maniera sincera ed impeccabile.