Di Bitterviper mi aveva anticipato le gesta David Grubbs durante la nostra intervista uscita a marzo e finalmente ecco il quartetto (oltre al chitarrista di Louisville abbiamo il polistrumentista a produttore di Tokyo Taku Unami, Nikos Veliotis che già ascoltammo su Whistle from Above e la compositrice e percussionista Sarah Hennies) pronto all’attacco. Il disco d’esordio ci si presenta con uno sfasciame di piatti al suolo in una stanza impolverata e ricoperta di lenzuola bianche. Bizzarro lo stridio fra il candido dei colori ed un disordine che sembra essere frutto di una furia disperata.
Di tutt’altro tenore la musica che ci avvolge con lunghi e pastorali viaggi nei quali convivono sia la tensione del rettile che l’amenità del paesaggio. Nel primo scorcio, Bird of Prey Beaten Back, Bitterviper risuona come un’orchestra ambientale, quasi come se i Town and Country musicassero un thriller campagnolo. Avanzando il sentore non si smorza, anzi, il pianoforte di Pillow Plumped for the Guests sembra risuonare narcotico all’interno di un ronzio magico e l’impressione è che la magione dove gli ospiti sono attesi potrebbe non essere così accogliente. Il suono di Bitterviper è sornione e lento ma imperterrito, i quattro impastano la materia in maniera leggera ma densa, quasi a coprire con una colata il loro passaggio. Ad ogni brano, ad ogni giro, ad ogni curva per un percorso che nella sua linearità non cala d’intensità per un secondo. Non ci sono picchi emotivi, apici, momenti clou nel disco dei Bitterviper, bensì la capacità di creare un percorso tenendoci all’erta su ogni passo discosto, da maestri d’intensità e brivido come dimostrano d’essere.
Gravity Does Its Worst attestano e già ci si immagina una cappa a rendere più soffocante il girovagare nel loro mondo: fa di peggio però, interrompendo il suono per un momento, quasi fossimo arrivati al confine del kinghiano The Dome. Poi riprende ma la sensazione di inquietudine che già era presente diventa ancor maggiore, tanto che il brano si dipana poi in blocchi separati, aerei, più cupi, come se ci stessimo preparando a qualcosa di irreparabile. Una tensione che forse è insita nel movimento del rettile e che se ci disturba è troncabile in un unico modo, il più brutale. Ma non ci azzarderemo mai a fermare il flusso sonoro, piuttosto accetteremo le conseguenze di un morso affilato e forse letale.
Bitterviper – Bitterviper (Blue Chopstick, 2025)
