Biedermeier, una finestra ed il molo.

Facile dire Biedermeier! Forse tutto questo inizia con una residenza artistica, quella di Luciano Chessa in un hotel asconese fra Luigi Russolo ed il lago, occasione finalmente per incontrare un guastatore che da anni mi risuonava nelle orecchie. Da lì a passare qualche momento e concerto insieme, venendo informato sulle sue successive mosse discografiche è un attimo e quando scopro una misteriosa nuova produzione Scank Bloc Records di Lapo Boschi a nome Biedermeier dietro alla quale si muove proprio Luciano Chessa insieme a Malcolm Angelucci la curiosità è troppo forte per non far loro qualche domanda….

Buongiorno Luciano, Buongiorno Malcolm, grazie mille per la disponibilità nel mettervi a disposizione per questa intervista. Partiamo dall’inizio: come vi siete conosciuti e quando avete capito di voler o di dover lavorare insieme a quel che poi è diventato Biedermeier?

MALCOLM: Luciano ed io condividiamo l’amore per la lirica e gli organi da chiesa. Lui stava preparando un concerto d’organo a Melbourne con alcune anteprime dall’opera che stava scrivendo al tempo, e così è stato pressoché naturale incontrarci e raccontarci un po’ di cose. Il lavoro poi è stato una prosecuzione di quella prima tazza di tè. Biedermeier è nato più tardi. Erano piccole schegge uscite mentre scrivevo per altre persone, e hanno toccato le corde ottocentesche di Luciano, fino a prendere poi la forma che hai ascoltato.

Ho aspettato qualche tempo prima di ascoltare il disco ma a colpirmi, sin dal primo istante, è stata la copertina. Il carattere della scritta ed il colore rosa, le poltrone, il molo. Se un’immagine può evocare e sottintendere che cosa volevate comunicare o solleticare con questa immagine? Chi ne è autore?

MALCOLM: Luciano ha vissuto per un po’ in un posto affollatissimo, eppure mi sembrava sapesse anche stare molto solo; sapeva lasciar cadere la polvere sui mobili, per intenderci. Le foto sono sue, di quel periodo, Biedermeier è sinonimo di salottino, di ombra, di rosa antico, e secondo me ha fatto un piccolo miracolo di intimità, dietro la finestra di un luogo tra i meno intimi che io conosca.
LUCIANO: Mi fa piacere la foto ti abbia incuriosito. Le copertine servono a questo! Devo dire che non è stato uno scatto facile. Si tratta del mio atelier a Monte-Carlo. Ho vissuto in questo spazio per oltre un anno: una residenza offerta dalla Direction des Affairs Culturelles. L’ho studiato a lungo, questo scatto: ne ho fatto oltre un centinaio di versioni! Ambivo alla simmetria bilaterale più rigorosa possibile. Da un certo punto in avanti questa idea formale è diventata una vera e propria ossessione.
Cosa intendevo comunicare? Intendevo comunicare il salotto stesso e quello che rappresenta: convivialità domestica, anzitutto… il salotto è un simbolo, luogo sicuro e perturbante al tempo stesso.


Biedermeier – Ledita di una mano (music video)

Leggendo il comunicato stampa e le informazioni che Lapo Boschi (boss di Skank Bloc) mi aveva passato non avevo idea di cosa sarebbe potuto succedere una volta premuto play. Musica, cinema, letteratura, storie, canzoni. Con che idea siete partiti?

MALCOLM: Nel mio caso i Lieder di Franz Schubert, soprattutto il Winterreise. Non come riferimento diretto, anche se la citazione si sente eccome. Più che altro per quel suo prezioso saper tenere l’esistenza tra le dita, in un motivetto, in qualcosa a volte di popolare. Lui è il canone ma è sempre stato outsider… un viennese provincialotto, insomma. Poi si, come dicevo ci piace la lirica anche nel senso di poesia, ci piace ‘dire le parole’, insomma…
LUCIANO: Ci ha motivato il fatto che da lungo tempo la parola Biedermeier (e il mondo Biedermeier) ci soggiogava. Avevo appuntato questo termine (e il mondo che il termine implica) in un quaderno di appunti di trent’anni fa. Studiavo la Fantasia op. 17 di Robert Schumann, mentre scrivevo un pezzo come Anticaglie (da Peyrano), ascoltando l’Education Anglaise di Philippe Katerine, disco che ha un bel salotto non tedesco né inglese bensì francese in copertina. Al tempo pensavo a Biedermeier come titolo di un brano. Con Malcolm, che parallelamente a me rifletteva su questo concetto, Biedermeier è diventato titolo di un disco e di un progetto!

A tratti ho percepito delle zone in comunione una certa new wave italica (gli unici artisti che ho citato in sede di recensione sono stati Faust’o ed Il Lungo Addio) per follia ed intensità. Malcolm, per quanto riguarda la parte vocale come sei arrivato a questo tipo di voce e di espressività?

MALCOLM: c’è questo motto un po’ trito di Carmelo Bene che dice: ‘il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può’… io faccio quello che posso senza essere un genio.
A volte ci sentiamo del tutto anacronistici… aiuta un po’ a vantarci di una presunta originalità… un peccato in cui cadono in molti… ma ti sono davvero grato del fatto che hai immaginato legami con l’oggi, grazie davvero.

Ho percepito Biedermeier come piacere privato, colto e stimolante. Tra il violino e la viola (sempre dalle note stampa) Biedermeier è la viola. Ma chi è Biedermeier?

MA: spero sia davvero la viola: in disparte, ma è capace di slanci e di profondità inaspettate. Sai, pochi da bambini vogliono diventare virtuosi violisti… solo il fagotto ha meno appeal tra i genitori delle famiglie bene, credo… E poi, ai tempi miei, i provincialotti sognavano di andare a studiare a Bologna, ma i provincialotti quelli veri andavano a studiare Perugia… e io sono andato a Perugia. Per me il piacere, anche in senso generale, è stato sempre una faccenda privata, una cosa da salottino, cameretta; tu aggiungi “colta”, e ti ringrazio.
L.C. È un piccolo mondo. Un giardinetto.

Credo Biedermeier sia un disco bellissimo ma ancora non so quanto necessario. Credo però che la bellezza, a volte e come in questo caso, sia travolgente ed appassionante. Ve ne siete accorti una volta terminato il lavoro?

MALCOLM: del tutto non necessario, direi. Ma il non essere necessario è anche la prima condizione del bello, no? Sono contento che ti sia piaciuto. Dal mio punto di vista, sì… delle parti per me, come dire, ‘eleganti’, me ne sono accorto solo a cose fatte. Ma il Biedermeier è anche polvere e, come dire… cose volutamente più ottuse… nel senso più…”appassionante” del termine.
L.C. Eccome se ce ne siamo accorti!
Non so se io posso far testo, giacchè la mia insegnante delle medie, la Prof. Lieto, mi ripeteva che avevo le lacrime in tasca—una definizione che testè rubai, facendola diventate titolo.
Ebbene, dall’inizio del lavoro agli ultimi mix con Ezra non sto a dirti le lacrime. Alcune tracce sono spensierate, certo (Spesa di Notte, Biedermeier), ma ci sono quei due o tre brani (Forma dell’Artrite, Se vi sarà piaciuto…) che mi commuovono, e divento una fontana come quando da bambino leggevo il Pianto Antico (la cui antichità non calma mai le lacrime, anzi.)

Biedermeier esce su CD in 80 copie numerate (in rosa). Doveste averne ancora tre copie a testa a chi le regalereste?

MALCOLM: ha ha mi limito ai vivi? David Sylvian (Luciano mi odierà…); Martha Argerich (così mi odierà lei) e Clara, amica di un tempo: ma in una lettera anonima.
LUCIANO: A Vinicio Capossela, cui chiesi consiglio riguardo il progetto in una prima fase, e mirabile consiglio ricevetti. A Caterina Barbieri perché credo apprezzerebbe il lavoro fatto al Dan Bau, ed a Riccardo Muti perché so quanto è devoto al sacro fuoco dell’arte, per cui vorrei vedere la sua faccia quando parte il ritornello di Biedermeier.

Che cosa gradireste consumare su quel tavolino se dovessero imbandirlo? Quale potrebbe essere il menù per Biedermeier?

MALCOLM: tè, biscotti, pastiglie alla rosa.
LUCIANO: Su quel tavolino ho banchettato per tredici mesi, per cui fantasticare non è poi così facile. Il primo pasto cucinato lì (ahi che profanazione! altro che pastiglie alla violetta!) fu una minestra di ceci. Sono un guastafeste, e mi piacciono i contrasti stridenti, va da sé…

L’album termina con La fine di un’era, con i contadini, i repubblichini ed i comunisti nell’anno del cinghiale. Cosa vi ha portato a citare Theodor W. Adorno in un loto indossando una gonna? Qual è la scelta di Biedermeier, di Angelucci e di Chessa?

MALCOLM: Non lo dico per snobismo ma per colpevole ignoranza: quando è morto Franco Battiato mi sono accorto di non conoscere nulla di suo. Quindi abbiamo provato a rimediare. La scelta di Biedermeier rispetto a repubblichini e comunisti? Direi la gonna, l’anarchismo storico, e Monte Verità.
L.C. Direi che mi trovo d’accordo: niente guastafeste, stavolta.
Grazie mille

Grazie a Te, Vasco!