I dischi possono raccontare il mondo, la realtà e diventano importanti. Oppure possono essere belli, a volte entrambi. Biedermeier è un disco bellissimo, in maniera rigogliosa ed alta. Non altezzosa, ma con quella forgia misteriosa che ci fanno rimanere a bocca aperta davanti ad un’opera d’arte. Malcolm Angelucci e Luciano Chessa, Biedermeier loro stessi, ci fanno scordare il mondo dal quale proveniamo senza sconvolgerci ma offrendoci the, biscotti, rosolio e Campari. Racconti, rintocchi ed un immaginario che cattura, facendoci salire la smania per altro del genere ma non si può, tocca stare posati e composti. Ricordate Il Piccolo Lord di Faust’O? Biedermeier è Henry che compone in disco rimanendo seduto al piano, con la pazzia nell’occhio e quel ghigno. Biedermeier è questione personale, da serbare soli. Non per paura d’esser giudicati, giammai, che ce ne fotte, ma per trovare il proprio spazio ed il proprio tempo da dedicargli. Potrebbe sembrare masturbatorio od atto di preghiera ma è solo bellezza lirica ed antica, non capirebbero. Poi un tango, Vi sarà piaciuto, che sembra volare spazzando la piazza dalle foglie come se fosse vento, insieme a Raul Andrés Pandolfi ed a Gus Lorenzetti. Una piscina sembra leggere la poetica dei bagnanti così come Il Lungo Addio fa con il mare, desolato e magico insieme, mentre La fine di un’Era ci porta in una magica osteria, Luciano e Malcolm sorridenti, pronti a ritornare nelle loro accoglienti poltrone più rubizzi, poetici e belli di prima.
Biedermeier – Biedermeier (Skank Bloc, 2025)
