Dopo un ritorno che conferma ed amplifica quanto di buono ascoltato due anni fa con Ox to anyone non potevamo esimerci dall’interrogare gli svizzeri Beurre sulla loro azione. Del resto non di rado i nostri cugini d’oltrecondine hanno dato conferme di sé andando verso la musica più pesante e, coerentemente con il titolo, qui la materia risuona e si amplifica.
In trio Chadi Messmer, Elischa Heller e Luc Hess rispondo a nome Beurre, ecco qui quel che siamo riusciti a cavargli.
Salve Chadi, Elischa, Luca! Resonate and Amplify arriva due anni dopo il vostro debutto, Oxt to Anyone. Tuttavia vorrei iniziare a sentire la vostra storia dal principio, visto che non siete solo una sorta di supergruppo ma un’insieme di musicisti che è stato attivo in Svizzera per un bel po’ di tempo. Cosa vi ha portato ad unire le vostre forze e com’è successo di creare e consolidare Beurre?
Chadi: Elischa ed io suonavamo già insieme in un’altra band, i Tache, e desideravamo entrambi creare di nuovo che fosse veramente potente e pesante. Ne parlammo per anni senza inziare nulla e poi, all’inizio del Covid, decidemmo di prendere l’iniziativa e di renderlo reale. Chiedemmo al batterista Philip Meienhofer di unirsi a noi e presto ci trovammo nella nostra prima residenza creativa in campagna.
Da questa sessione uscirono diversi dei brani che finirono sul nostro primo album (Tied, Talk, Uniform e Ways) e definimmo la direzione artistica dell’intero progetto.
Con che musica siete cresciuti? In che ascolti vi concentrate ora?
Luc : Sono cresciuto ascoltando principalmente hip-hop e rock o musica chitarristica in generale. Ho iniziato a sviluppare una passione per le cose più pesanti quando ero teenager. Amo la musica harsh e noise da quel tempo. Riesco comunque ad apprezzare qualsiasi genere musicale ora, me ne innamoro oltrepassando lo steccato dei generi, semplicemente ascoltando le canzoni, gli artisti e gli album che amo.
Chadi : Il primo album che possedetti da bambino fu Doggystyle di Snoop Dogg: credevo la copertina fosse divertente, interpretandola con gli occhi di un bambino…da teenager diventai un fan totale dei System of a Down cadendo pesantemente nella scena nu-metal dei tardi ‘90 e primi ‘00. Dopo questa fase mi spostai sull’hip-hop dei ‘90 ed i suoi classici, prima di iniziare a studiare jazz.
Oggi come oggi ascolto veramente di tutto. Non ragiono in termini di generi, più come mood, contesto ed emozione. Per la maggior parte del tempo mi ritrovo attratto da musica più calma ed introspettiva ma a seconda della giornata questo può cambiare repentinamente.
Elischa: Da piccolo ascoltavo per lo più quel che i miei fratelli mi facevano sentire, così per molto tempo tutto quel che conoscevo erano i Beatles. Ora cerco di ascoltare le cose più disparate. Qual che mi conquista, per la maggior parte del tempo è un approccio trascendentale nel fare musica, un suono che ti lasci veramente risuonare isolandoti dal resto. Un album che sto letteralmente adorando ora è Acceso Vip di Cecilia Todd.
Cecilia Todd – Acceso Vip
Ad un primo ascolto la vostra musica è feroce, disperata e pesante. Uno sfogo, una catarsi, una necessità od una passione, cos’è Beurre per voi?
Luc : Nonostante la nostra musica sia pesante ed aggressiva siamo un gruppo di anime gentili e premurose preoccupate di ciò che succede nel mondo attorno a noi. Per me la musica è una passione ed una via espressiva attraverso un processo creativo e mi sento privilegiato a riuscire a farne insieme a persone e musicisti ispirati e talentuosi.
Chadi: Suonare musica pesante e potente funge un po’ da terapia per me, una maniera di esprimere emozioni forti e trasformarle in qualcosa di creativo. Non credo comunque lo stile musicale determini il tipo di emozioni o di messaggi che si possano esprimere. Si può esprimere qualcosa di estremamente aggressivo attraverso la musica più calma oppure qualcosa di dolce ed empatico con suoni molto pesanti. Nel nostro caso spesso le parole vertono sulla società o sullo Stato mondiale, invero molto oscuro, ma c’è spazio anche per empatia e connessioni.
Il vostro nome ed il vostro suono sono entrambi pesanti e nutrienti. Cosa vi ha portato a chiamarvi come questa primizia?
Chadi: Onestamente non ho idea di chi l’abbia detto, ahah (Me, myself and I ovviamente, ndr.). Non ci vediamo affatto così. Quello che facciamo è piuttosto di nicchia, e la Svizzera è piena di band e musicisti straordinari. Cerchiamo solo di essere
autentici, di spingere il nostro sound il più lontano possibile e di entrare in contatto con persone che lo apprezzano.
Luc è entrato nella band subito dopo la pubblicazione del primo disco. Che tipo di equilibrio creativo e di scrittura c’è nei Beurre al momento? Che elementi personali ed artistici portate nella miscela creativa? Cosa vi unisce e cosa vi differenzia?
Chadi: La forma della nostra musica emerge una volta che ci ritroviamo insieme, lavorando intensamente durante le nostre residenze creative. Questi momenti sono essenziali per noi: ci isoliamo per diversi giorni suonando per ora, lanciando idee, distruggendole e ricreandole finché diventino innegabili.
Anche se una canzone inizia con un semplice riff o con una ritmica diventa velocemente un processo collettivo dove ognuno contribuisce a stenderlo, condensarlo o trasformarlo. Quel che ci unisce è l’impegno condiviso nell’immergerci, nel lasciare che la musica cresca organicamente in sala prove piuttosto che forzarla in una struttura preimpostata. Spesso usciamo esausti da queste sessioni ma con del materiale che suona vissuto, personale e solido.
Allo stesso tempo ciò che ci differenzia è ovvio: abbiamo tre diversi background e strumenti.
La voce nell’album sembra utilizzata come un suono, quasi come un avviso al di là del significato delle liriche. Quanto è importante il messaggio e l’impatto nella vostra musica?
Elischa: Musicalmente vedo la voce come un altro livello di noise nell’arrangiamento globale della band, piuttosto che a qualcosa che debba risaltare o compreso ad un livello di linguaggio. È solo energia canalizzata attraverso il movimento ed il mio corpo, distorta e contorta attraverso dei pedali. Certo, da quando ho scelto di usare delle parole attraverso la mia voce il messaggio ed il significato diventano qualcosa di immensamente importante. Credo che non appena apri la bocca su un palco ed il pubblico ti ascolta quale che tu scegli di dire acquista un significato politico, non c’è altra via.
Così scelgo attentamente le parole che utilizzo, cercando di parlare di temi che mi tocchino personalmente, di ciò che mi spaventa, di come trovo conforto e di ciò che voglio imparare della mia vita. Detto questo credo comunque che il messaggio principale della musica non arrivi attraverso il linguaggio, bensì colpisce il corpo ed ad un livello emozionale attraverso la trasformazione della potenza e della distorsione. Ed attraverso il modo in cui noi tre lo mettiamo in scena.
L’album è pubblicato da due etichette, una svizzera ed una belga, Jaune and Orange, conosciuta per la sua serie di split. Se ci chiedessero di partecipare a questa pratica chi vorreste sull’altro lato?
Luc: Bella domanda…credo potremmo scegliere un’altra band super heavy oppure sperimentale, magari però qualcosa di completamente differente come un’artista intimo e lo-fi oppure dell’ambiente elettronica, qualcosa che bilanci la nostra pesantezza.
Chadi: Sì, l’equilibrio è la chiave! Potrebbe anche essere un altro set pesante ma con un linguaggio molto differente. Ma amo anche l’idea di qualcosa opposto a noi, dove il contrasto crei una sorta di dialogo piuttosto che un semplice affiancamento di energia.
Noise, hardcore, metal. Le etichette stilistiche hanno ancora senso? Che tipo di musica suonano i Beurre?
Luc: Beurre suonano la musica dei Beurre. Chiamala come vuoi 🙂
Che tipo di riscontro ha avuto il vostro esordio? C’era della pressione nel registrare il secondo album? Che tipo di processo di composizione e di registrazione ha avuto?
Chadi: Il nostro primo album ha raggiunto un pubblico relativamente vasto e persino internazionale, il che, dato che siamo nati dal nulla, ci è sembrato piuttosto importante. Letteralmente nel giorno dell’uscita nessuno sapeva della nostra esistenza. Anche questo è il potere di Internet: non sai mai veramente dove andrà a finire la tua musica o chi reagirà ascoltandola.
Detto questo, quando abbiamo iniziato a comporre il secondo disco non c’era veramente nessuna pressione. Non affrontiamo la musica con questo tipo di mindset. La composizione è una pratica che facciamo principalmente per noi. Se finisce per parlare anche ad altre persone è stupendo ed appagante, ma non è mai il nostro obiettivo principale.
Qual’è il momento migliore per ascoltare la vostra musica? Solo in auto ala massimo del volume, in una zona industriale Svizzera alle 21:30 od in una cava? Come immaginate venga vissuta?
Luc: Beh, credo possa essere apprezzata ad ogni ora, haha. Personalmente ho bisogno che le mie orecchie siano sveglie e pronte quindi non sarebbe la mia prima scelta mattutina. Di certo suona meglio ad alto volume. In cuffia in una strada affollata è decisamente un’esperienza.
In entrambi i vostri album c’è un brano che esonda, quasi a traboccare. Qui c’è S.KIN, nel precedente Mausi. Che succede in studio? Che tipo di visione avete sui brani e sui dischi?
Chadi: queste canzoni sono il risultato del nostro lasciare le strutture usuali seguendo la nostra energia ovunque essa ci porti. Durante le nostre residenze a tratti ci troviamo a ripetere una frase, un ritmo od una texture che smettono di essere parte di un brano e diventano quasi uno stato di trance. Con M ausi nel primo disco e S .kin ora non stavamo cercando di scrivere canzoni lunghe, ma tagliandole anzitempo sembrava veramente di ucciderne m’essenza. Non affrontiamo la composizione di un album con una visione fissa “questo brano dev’essere quello epico” o “questa sarà quella lunga”. Alcune tracce sono affilate, immediate, mentre altre hanno bisogno di stirarsi, respirare ed espandersi fino a sentirsi complete.
Elisha: Credo ci siano tipi di riff e di ritmi che abbiano bisogno di ripetizione e tempo per respirare ed immergersi di nuovo. In questi casi non ha senso farlo per pochi minuti, la materia musicale richiede più tempo per diventare se stessa. Meglio dargli lo spazio necessario, quindi è una decisione lucida quella di dargli più spazio.
Dove si trova la roba più fresca in Svizzera? Che succede nella scena underground al momento?
Ci sono un sacco di belle persone che dedicano molta della loro energia e del loro tempo per creare musica, rene accorgerai guardando la programmazione di luoghi come il Bad Bonn di Düdingen oppure ascoltando le frequenze di Radio Bollwerk e Transition Radio.
Esistono anche ottime etichette come Humis, OUS, Sbire ed Oh Sister ad esempio…
Beurre live @ Micro Festival
Suonerete il disco dal vivo? Qualche chance di vedervi live?
Chadi: Certo! Abbiamo una decina di concerti programmati questo autunno fra Svizzera, Belgio e Francia.
Suoneremo in questi stati perché è dove abbiamo contatti attivi nella programmazione concerti, non abbiamo un vero network personale per organizzare concerti all’estero in autonomia. Quindi, se qualcuno leggesse quest’intervista e volesse portarci a suonare in Italia (o dovunque voleste)…facciamolo succedere!
Grazie mille Beurre! L’album è stupendo, in caso abbiate altro da aggiungere il palco è vostro….
Chadi: Grazie mille a voi per l’interesse e la dedizione! Apprezziamo veramente il supporto ed il tempo speso ad ascoltare ed ad impegnarvi per la nostra musica.

