Beirut – A Study Of Losses (Pompei, 2025)

Dove è andato a ficcarsi Zach Condon con il suo ultimo lavoro? In una situazione che sembra essere più bizzarra che mai, un lavoro commissionato da una compagnia circense svedese, La Kompani Giraff per la rappresentazione di uno spettacolo basato sul libro di Judith Schalansky, Inventario di alcune cose perdute.
Sono brani toccanti quelli di Beirut, che sembrano lisciare la pelle degli acrobati sospingendoli sui loro palcoscenici, mentre Zach non fa altro che raccontare le sue storie, cantate o meno, quelle di un mondo mai in primo piano, mai protagonista, eterno outsider a rischio di carineria ma qui perfettamente centrato.
C’è l’arte, il ricordo, il circo, il romanticismo e lamette i tentativi di un musicista nel lasciare una traccia, nel ricordare e nell’ evocare, facendo sì che magari, in futuro, qualcosa possa legare ad una di queste canzoni una propria esperienza ed un proprio ricordo, portando avanti questo rimbalzo. L’alternanza fra brani cantati e strumentali crea un disequilibrio al disco che però riesce ad uscirne forte per l’impianto strumentale solidissimo e per il dubbio che tutto in realtà debba ancora succedere utilizzando l’immaginazione, le movenze degli acrobati nella nostra mente e soprattutto ognuno la sua personale visione delle proprie perdite. Non è un disco consolatorio, è più una wunderkammer dello spirito, dall’Atollo di Tuanaki alla Villa Sacchetti, dall’unicorno di Magdeburgo ai mari ed agli oceani che abbracciano questo viaggio con la loro acqua ormai evaporata. Chiudiamo gli occhi e proviamo ad immaginare ed a salvare qualcuna di queste opere…