Barbara Ellison – Murdúchann (Unsound, 2026)

Forse mettere in scena il canto delle sirene è un’operazione fin troppo ardita, pericolosa anche. Ma tutto ciò non sembra spaventare Barbara Ellison, musicista e compositrice irlandese che negli anni passati ha costruito tramite le ugole femminili zuppe sonore e fantasmi vocali. Con la compressione dei tre volumi di Murdùchann in un unico disco ci svela la sua personale visione di un mito, che forse però in qualche modo disinnesca una magia, un po’ come Perseo che mostrasse la faccia inoffensiva di Medusa ad un pubblico. Ciò non toglie fascino alle misteriose litanie create in otto lunghi anni da Barbara e masterizzati da Francisco López, che occupano con le loro onde il nostro scibile. Con l’amniotica draíocht scioglie le nostre resistenze immergendoci di fatto ma le canzoni posso essere anche semplici respiri, prendendo le forme più inaspettate. Possono essere echi che si trasformano in sorte di pareidolia sonora od improvvisi decolli verso un altro celeste prima che le ugole fungano da propulsione supplementare per rendere lo spazio e l’agire sacro. Forse sarà un azzardo fidarsi di me in questo frangente, potrei essermi fidato per una volta dei comunicati stampa solo per mandarvi allo sbaraglio come Ulisse, oppure in questo Murdúchann Barbara Ellison ci farà avere straordinariamente la grazia? Chissà cosa avranno architettato Andy Moor, Yannis Kyriakides ed Isabelle Vigier in seno alla loro Unsound? Toccherà a voi rischiare.