Credo di aver scoperto i Giardini di Mirò nel 1998, di certo fu tramite Blow Up che lo feci, procurandomi il primo lavoro (autoprodotto e titolato GDM?) con uno scambio di mail suppongo.
Negli anni li ho sempre seguiti e sono sempre stati in grado di darmi quella scossa al cuore in registrazione, alla quale però non è mai scattata la scintilla dal vivo. Sarà perché la prima volta che li vidi i Godspeed You! Black Emperor mi annoiarono come non mai, poi ci si mise credo la neve a compromettere un loro live ticinese anni dopo in quel di Castione.
Strano pensare quindi di scrivere di un loro ritorno, con una registrazione live d’annata fissata da Bruno Germano e Markus Mathis. Siamo al 19 marzo 2023 a Cavriago, al Circolo Kessel, mia figlia ha compiuto 7 anni da qualche giorno e nel Canton Ticino vivo inconsapevolmente che un giorno queste registrazioni mi si pianteranno davanti al muso. Lo fanno mesi dopo la loro uscita, nonostante un entusiasmo alla notizia non mantenuto da parte mia. Lo fanno in un lunedì notte che mi ha visto fare ritorno in Svizzera da Riccione, dopo l’ascolto di un disco di Sir Richard Bishop ed uno degli Xiu Xiu, dopo la visione di Eraserhead di David Lynch.
Ma Quasi Casa non è un riempitivo e non è un finale, è energia che si sbatte per quasi settanta minuti e che ci riporta ad una poetica strutturata, riconoscibile ed ormai legata alle fasi della band di Cavriago, attiva nelle differenti incarnazioni per più di 30 anni.
Ed allora per Quasi Casa è impossibile impostare uno scritto come recensione, ma vi basti sapere che attraverso le cuffie, complici i gradi estivi, passano sudori ed energie come se si stesse ancora sotto al palco, fissato dalle fotografie scattate dalla mano di Timo C Engel (già conosciuto per il suo progetto Bleedingblackwood e conosciuto grazie a Fabrizio Modonese Palumbo, altro musicista in viaggio da anni addietro, punti su una mappa che dall’Italia non hanno mai avuto paura di uscire). Durante l’esibizione di Landfall l’impressione è quella di un pubblico dal fiato sospeso, che si libera soltanto in parte con gli applausi fra un brano e l’altro. Il violino di Emanuele Reverberi segna una Pearl Harbour spettacolare e lirica, che prende il volo e terrorizza insieme, prima di arrivare su uno dei due strumentali che ornavano Punk…Not Diet: Connect the Machine to the Lips Tower è dolente proprio come in fondo i Giardini di Mirò sono sempre stati. Shoaegaze, intensi, post-rock, sanguigni pur sembrando esangui e delicati. Con l’ultimo brano autografo da loro inciso, Del Tutto Illusorio, si prendono una ventina di minuti con un suono che sembra dipingere con gocce di colore un corpo in eterno movimento. Un viaggio che si ferma sui tasti di un piano prima di riprendere con onde sonore precise e battenti, caricandosi di atmosfera ad ogni stop e dando una tavolozza di colori che è la summa dei Giardini di Mirò, un punto nel quale far giungere le linee di decenni di palchi, studi e sale prove. Il coro “Se non fate l’ultima noi non ce ne andiamo…” precede le parole di Jukka Reverberi , con un pensiero agli amici assenti per Juventus – Inter (1-1, Vlahovic al 27′, tutt’ora svincolato e Lautaro al 33′).
Chiude, d’obbligo, A New Start (For Swinging Shoes) un concerto che sarà un piacere riascoltarsi ancora ed ancora, magari facendolo sentire per intero a chi non ha idea di chi siano stati i Tram, i Billy Mahonie, i Massimo Volume, Pimmon, gli Yuppie Flu, i Deep End, Apparat ed i Kisses form Mars.
Hai visto mai che potrebbero bagnarsi nel suono?
Arrivare tardissimo. Quasi Casa coi Giardini di Mirò
