Arianna Pasini – Danza Gentile sull’orlo di una tempesta (Factory Flaws, 2026)

Arrivata al secondo album, Danza gentile sull’orlo di una tempesta, Arianna Pasini si conferma cuoca in grado di utilizzare perfettamente pochi ingredienti.
La sua voce in primis, che se al debutto tacciai di derivazione cantantessa in realtà svela la propria personalità, all’intento di brani caldi ed accorati. Brani che raccontano piccole cose, canzoni dal sentore artigianale in una bottega che oltre alla ravennate ospita i fratelli Cigarini (Fausto e Saverio) e Marco Giudici. Come spesso accade nelle opere più personali l’intimità ed i sentimenti si intrecciano con i massimi sistemi di un mondo che ha perso la rotta.
Arianna sembra aver costruito una piccola opera che costringe l’ascoltatore all’attenzione ed all’affezione: una sorta di wunderkammer personale fra luci ed ombre. A tratti sembra quasi esagerare nel mostrare le proprie fragilità e gli affanni come nella deliziosa Alveare, in qualche modo sineddoche di un intero ecosistema operoso e dedito alla creatività come mestiere, come necessaria funzione. L’impressione è che Arianna si faccia ora catalizzatore di spunti ed immagini, ora molecola nel paesaggio.
Ma non sono che fisime le mie, tentativi di dipingere un quadro che non ha senso se non quello di essere visto e goduto. Basti sapere che al secondo disco si è ritagliata una posizione unica senza essere pop, folk, emo o cantautorale. Sarebbe come dire che sia composta di ossigeno, carbonio, idrogeno, azoto, calcio e fosforo. Bella forza, l’unicità sta nel come questi questi elementi fioriscono in una figura.
Ed il secondo disco di Arianna Pasini è una piccola opera d’arte personale, straziante e rincuorante, piena di crepe e tepore, in grado di riportare il bel tempo intorno a noi.