A volte i dischi colpiscono per la propria potenza. Con [KAAARST] del bassista francese Antoine Ferris è successo proprio così. Pensate ad un suono che lavora sugli scarti digitali, sul rumore per inglobarlo in brani pieni di groove. Ne esce un lavoro fortemente orecchiabile ma allo stesso tempo estremo, soprattutto nei brani nei quali sceglie di appoggiarsi ad una voce esterna, come quella di Natasha Kanga che in shame’s coming la fa da padrona. Altrove invece tutto si spezza, all’insegna di broken beats dei quali non ci è dato sapere la genesi ma che a quanto pare sembrano nascere grazie ad un utilizzo randomico di diversi pedali. Provate a pensare ad un Kid 606 in combutta coi The Books e sarete piuttosto vicini al risultato ottenuto in [KAAARST] da Antoine, che riesce a modulare brani ed onde sonore creando un vero e proprio viaggio. Il lavoro esce per Carton Records, una delle etichette francesi che ci sta dando maggiori soddisfazioni in questi ultimi tempi (con la produzione di Tatiana Paris e Tangent Mek quest’anno), segno di una scena allargata ma perfetta nell’agire al di fuori dei canoni, nelle deliziose matrici grafiche dei lionesi. Antoine lavora creando incroci difformi fra suoni e rumori, creando magie ambientali come hount orbe quando decide di fare a meno della brutalità e portandoci in una dolcissima narcosi. Traspare a tratti una forma di melanconia alla quale Antoine sembra indirizzare i suoni, lasciandone la crudezza di partenza ma avvolgendoli di uno sguardo grigio, come la tormentata knife, o la nèu con louie z.
Il coinvolgimento di voci esterne è in qualche modo fuorviante perché crea un tipo di mondo perfettamente delineato ma distante dal resto dell’album, tanto che ci piacerebbe sentire Antoine su due fronti distinti, con lavori per canzoni ed agiti strumentali in separata sede (è pur sempre un esordio solista nonostante la lunga esperienza in diversi progetti e sognar non costa nulla), per evitare una discontinuità che a tratti blocca e svia l’energia profusa. Ma la bellezza di molti brani lascia interdetti e si passa sopra a tutto per un musicista che presentandosi così riesce a produrre tanta grazia e bellezza. Una bellissima scoperta.
Antoine Ferris – [KAAARST] (Carton, 2026)
