Quando ho visto l’uscita del singolo Soaked in Starlight a nome Angel Names ho subito scritto a Nicola Mora, ricevendo le dovute rassicurazioni: la combo sarebbe comunque stata Chiara Amalia Bernardini e lui, semplicemente in un nuovo capitolo.
Coadiuvati da Elmer Hallsby alla produzione e Brown Barcella alle registrazioni i due cavano un album omonimo che è pura poesia rock’n’roll.
Due voci stupefacenti, suoni che sembrano uscire dalle vie piu oscure e psichedeliche, la giusta sporcizia attaccata all’anima. Vengono in mente i Joy Zipper ed i Velvet Underground, ma a risaltare è la personalità dei nostri, in grado di mettere insieme senza nessuna sbavatura quasi 29 minuti di musica notturna sulla quale la luce della luna e dei lampioni si riflette come nella suggestiva copertina.
È un disco che attraverso suoni e parole mostra delle immagini e racconta delle storie, anche se spesso i messaggi sembrano contraddittori. Occorre vedere il disegno d’insieme per rimettere i pezzi a posto, dove amore, sguardi critici e controllo creano una fotografia storica e personale del duo. Il suono degli Angel Names sembra esprimersi nei chiaroscuri, nelle reazioni e nei cambiamenti di stato, come l’acqua durante i suoi processi di trasformazione fisica. Il passaggio dei brani lascia umori, umidità, scarti che vengono rimessi in circolo dando vita al proprio mondo. In Lion on The Door si sente il profumo di certo rock anni ‘90, quando le voci femminili di qualità bastavano a caratterizzare un progetto e Chiara Amalia è perfettamente centrata nel comprendere lo svuotamento dato dall’assecondare l’altrui esigenza.
Turn Into a Bird è un brano invece che ha subito una genesi lunghissima, respirando per le prime volte addirittura nel 2017: sembra che le note arrivino gocciolando in diverse densità, coprendosi di moine diaboliche. A tratti vengono in mente gli Elysian Fields meno jazzati e l’accorgersi che i collegamenti su una mappa comprendano visioni artistiche tra le mie preferite di sempre porta il disco in un ambiente elevato e privilegiato. Prendete Sugar Crush: pop e noise, zucchero ed ombre come solo i grandi possono dosare, in un gioco di personalità intrigante e pericoloso.
Per ultima portata un pacco regalo, Un Dolce Finale, rimasto vuoto fino alle parole che Chiara Amalia le ha cucito addosso, portando i sentimenti di preparazione ai conflitti ad una bellezza siderale.
Pare che dal vivo Angel Names si trasformi in un quintetto: rischia di essere uno di quei concerti che ci lascia in lacrime dalla bellezza, preparatevi per bene ascoltando questo gioiello.
Angel Names – S/T (Dischi Sotterranei, 2026)
