…And You Will Know Us By The Trail Of Dead – 13/09/12 Santeria (Milano)

A volte ritornano. A volte era meglio che non ritornassero, ma dico subito che non è questo il caso. Era dal 2005. Già loro convinta fan dai tempi di Madonna e positivamente perseguitata a lungo dall’ascolto di Source, Tags & Codes, otto anni fa – ovvero l’ultima volta che i …And You Will Know Us By The Trail Of Dead si erano fatti vivi qui in Italia – ero stata spettatrice della loro performance sempre in quel di Milano e ricordo che i texani avevano brillato. Si sa, il tempo ha il potere di cambiare le cose, non tutte, ma diverse e un minimo di incertezza sul live acustico per una band che si è fatta conoscere per ben altro era in agguato, ma siccome si parla, tutto sommato, di autori di pezzi assurdamente belli – ok, tutto è relativo, ma alcuni lo sono oggettivamente – ho deciso di dar loro una chance. Del tipo Lascia o Raddoppia, dove il bottino era la stima per Conrad Keely, uno dei miei chitarristi del cuore.
Bene. Al di là del fatto che adoro la Santeria, localino in zona Lambrate dove ci sono spessissimo cose carine e interessanti ad ampio spettro (leggisi proiezioni, reading, live nei weekend a ora brunch, varie ed eventuali) e dove ‘se magna e se beve bbene’, ho coinvolto un pò di malcapitati e siamo giunti in loco dieci minuti prima di inizio showcase. Tutto in una stanza non troppo grande, un eterno giovane Keely – con tanto di maglietta Van Halen scolorita q.b. (un amico suggerisce possa diventare il prossimo feticcio by H&M)- e un imbolsito Jason Reece che, smessi i panni di batterista, si è presentato munito di chitarra acustica ad accompagnare il frontman, hanno iniziato un sessione acustica morbida e ‘adulta’, evidenziando una presa di distanza da quell’indie a chitarre sguainate che li aveva resi celebri. Viene quasi da pensare a un nuovo lavoro – che uscirà, ci dicono, in pieno autunno – in chiave New Acoustic Movement, anche se non mancano perle da album precedenti, sopra a tutte Sight Your Children e, a richiesta del pubblico, Another Morning Stoner, splendidamente resa con Reece a fare la sezione ritmica battuta sul fianco della chitarra, mentre Keely, dopo qualche minuto di (finta?) incertezza a sottolineare il decennio passato, inanella l’intro con quell’arpeggio che solleva un applauso spontaneo e caldo. Mi sono guardata in giro e ho visto una cinquantina di persone più o meno coetanee che come me, negli anni, non hanno smesso di volere bene a questi tizi, continuando ad apprezzare la gentilezza e disponibilità dimostrata da sempre col pubblico nel pre e post live, hanno sorvolato su qualche uscita musicale non era proprio all’altezza delle aspettative e non hanno mai smesso di pensare che, in fondo, i Trail Of Dead sono sempre roba valida. L’impressione generale alla fine dell’oretta unplugged è che siamo cresciuti un pò tutti: loro che non sfasciano più roba in giro e si fanno più introspettivi dal punto di vista compositivo, il loro pubblico che, magari, cambia ascolti e segue volentieri le loro virate verso lidi più ‘tranquilli’. Mi rimane in gola al momento delle richieste un Mistakes & Regrets che non sarebbe fattibile in acustica e che, per me, rimane sempre il loro marchio di fabbrica, ma, come osservo con un altro intervenuto, i T.O.D. sono ‘invecchiati’ comunque bene. E’ proprio un finale antidiabetico che chiama il ‘…Vissero tutti felici e contenti’, me ne rendo conto, ma che ci devo fare? Mi invento una rissa finita male dal kebapparo dietro l’angolo? Accontentarsi.

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