American Cream Band – Twin (Quindi, 2026)

Quindi Records torna a collaborare con l’American Cream Band tre anni dopo lo scorso Presents e sin da subito si percepisce il nuovo album, Twin, come luogo di contrasti. Luce e buio sembrano sgusciare una fianco all’altro come bolle mentre il collettivo (si contano nove persone, otto uomini ed una donna, nelle foto incluse al lavoro) guidato da Nathan Nelson e Liz Buhmann si muove carico di groove, a tratti come se ci fosse una mistura DFA a spruzzarne le pareti. “Let’s see how fast this thing can go” urlano i due fra proluvi di tromba che non sarebbero stati fuori luogo al Mudd Club. Suoni motorik colorati, la voce di Liz passa al francese portandoci nei ‘60 yé-yé di Call Me, dove a tratti sembra di sentirsi nel floydiano Ufo Club per l’impasto vocale che ricorda la vista di un muro dove i mattoni siano stati pitturati con colori sgargianti. Nathan e Liz guidano la ciurma (i crediti bandcamp ci informano di tredici musicisti, difficile dire chi sia rimasto nel taglio del fotografo) fra una folla di Ethical Vampire rocamboleschi e tropicali, tanto che ci si potrebbe immaginare Otto Von Schirac sorridere alle loro scorribande. Il plus fortissimo di un progetto come questo sta nelle figure dedite al canto ma la pasta musicale è semplicemente mirabile, inglobando funk, dance, jazz mantecate verso una psichedelia colorata dove tutto può succedere. Arthur Brown e l’Hip-Hop? Don’t Burn the House down è il vostro brano, mentre se desiderate voli pindarici e soffusi trovate No funeral necessary.
Insomma si balla e ci si dimena ma il ritmo cambia e va assecondato, guidati da una congrega musicale che non ha nessuna intenzione di mollare il colpo portandoci fra le spire di Ms. Masterless. Prima del finale c’è la possibilità anche di ripassare la mitologia, con Leda che sembra annuire narcotica alle lusinghe di Zeus, uno degli dei più molesti di ogni storia che si convenga. È uno splendido viaggio quello di Twin, dove i visi si accavallano e disperdono in un gioco di luci ma la magia che tocca i partecipanti al ballo ci rimane dentro, tornando a casa con noi.