Con il loro bagaglio di poco o nulla sono ritornate le Alice, tre ragazze ed un sintetizzatore che riescono, magicamente, a scardinare di nuovo la porta che divide realtà e fantasia. Le voci di Yvonne Harder, Sarah André e Lison Harder sembrano uscite direttamente da quei libri per l’infanzia capaci di unire genitori e bambini anche anni dopo la loro data di naturale scadenza. Così non basta altro che sdraiarsi, mettersi comodi e godersi la potenza che possono fare delle voci femminili, da solo oppure accompagnate da un sintetizzatore ed in grado di farsi emozionanti, comiche, lievi e potenti, spesso nella medesima canzone. Ed allora questa debolezza strutturale, questo castello crollato sulle sue misere gambe in copertina, ci permette di oltrepassare questi schemi, queste divisioni e rigidità. Rigidi come Les hommes, briosi come We (Roches), dove tra la lingua inglese si percepiscono le risa delle tre (che non riescono a trattenersi rendendo il tutto emozionante), emozionanti od epici come Piccolo e 5 mile ans. È difficile, difficilissimo capire come un disco del genere possa tenere alta l’attenzione di un pubblico, eppure funziona. Mi soiego, Alice hanno costruito 20 brani da esplorare, dove leggere fra le righe e lasciarsi trasportare in un mondo che non è il nostro, storicamente e forse anche culturalmente. Ma è impossibile staccarsene, la voglia di tornarci e di far parte di questa storia è così grande da immaginarci come sarebbe bello illustrare queste piccole canzoni, come dar loro colori che possano colpire e fermare anche gli altri, per poter condividere questa bellezza. Nello spazio per vedere da lontano Planète terre, il mistero del rosso nel giardino, le voci che si intrecciano come i capelli di Raperonzolo in canzoni che nascondono i loro lati oscuri e sanguinolenti. Canzoni cariche di mistero, di ricordi e di immagini fantastiche, canzoni dotate di capolettere e di caratteri eleganti ed artigianali, assolutamente geniali come la condivisione della ricetta originale di L’eau sans citron. Ma anche ideazioni post-mortem e ristorazioni scatologiche, a questo meraviglioso Chateaux Faibles non manca proprio nulla. Avvicinatevi, blandiscono ma non mordono, difficilissimo resistergli!
Alice – Châteaux Faibles (Les Disques Bongo Joe, 2025)
