Alfio Antico Go Dugong – La Macchia (Baccano, 2025)

Alfio Antico, Go Dugong ed uno studio di registrazione gestito da Tommaso Colliva. Leciti Leviti sembra il vento che oltrepassa la bocca del mostro di Bomarzo ideato da Pirrol Ligorio, mentre le istruzioni vocali ci danno il ritmo, prima delle accelerazioni finali.
Disco di ritmo e di atmosfera, di una voce che è oltre il concetto tradizione e modernità,
con Alfio Antico in grado di compenetrarsi a Giulio Fonseca in ridde ipnotiche ed avvolgenti. L’insieme risuona alchemico più che arcaico ed unisce plurimi sud in un viaggio che conferma in toto la bontà delle scelte di Baccano (ma, ammettiamolo, era difficile cascare male con queste tre uscite, interessante sarà vedere ora come continuerà il loro discorso).
Carne è spezzatino digitale come uscendo dalle pagine di Cadavere Squisito di Agustina Bazterrica, mentre la title track forse è il brano che meno splende e sembra riallacciarsi ad una poetica che ho ritrovato in Madre (recente lavoro di Go Dugong e Washé), meno pregna e più laccata. Bello, molto bello invece sentire i due spingere sui beats di Corvo, che prima dello stacco ambientale sembra portarci quasi sui piani guazzottiani di MGZ. Si corre, anzi ci si munisce di altre paia di zampe in Caloppi Caloppi, per un disco, La Macchia, che svela sempre più la sua anima bestiale, andando a scemare tra i campanacci de Il Pascolo, che da enfaticamente naturalistica diventa pastorale in maniera quasi sacra, mandando definitivamente in orbita una collaborazione imperfetta e notevole.