Alexander De Large – Alexander De Large Sings The Songs Of Lou Reed (Leper Without A Cause, 2022)

Conobbi Alexander De Large anni fa in uno sventurato Tagofest a Marina di Massa (seconda o terza edizione, non rammento esattamente) inserito in quell’accolita di Lepers Production. Sono felice di sentirlo ancora pimpante e proprietario di Leper Without a Cause, etichetta personale che ha già dato vita a quel gioiellino che è stato l’ultimo album di Santabinder (da me medesimo su queste pagine recensito).
Com’è come non è a gennaio Alexander decide di dare alla luce la sua personale versione di Lou Reed, chitarrista già con i Velvet Underground anni addietro, in compagnia di John Cale, Maureen Tucker, Nico, Sterling Morrison, Angus MacLise, Doug Yule, Willie Alexander e Walter Powers).
Alexander ha una voce calda e profonda, simile e differente a quella di Lou, perfettamente credibile nel ricreare un incanto con delle differenze abissali. Le canzoni vengono stirate, rivissute come fossero ricantate da un licantropo sotto sedativo, nascoste sotto una schiera di tamburelli giocattolo, oppure narcotizzato dai dolci.
Sarebbe facile dire che si sente Bari, oppure Milano in questi pezzi. Oppure dire che si sente il substrato di un musicista che, ridendo e scherzando, saranno una quindicina d’anni che si spende fra i suoni più obliqui. In realtà la cosa è più complicata, sembra quasi che Alexander prenda qualche centimetro in più di massa a Lou Reed, riempiendo gli spazi in maniera differente, con maggior virilità. I pezzi scorrono prendendosi tutto il loro tempo, a tratti mandandosi in vacca facendo i grossi, in altri casi cercando di limitare i propri vizi, in altri aumentando il gas per dare più frizzantezza.
“This album is my love letter to Lou Reed” scrive Alexander in calce al proprio player Bandcamp. Non se ne dubita, che il rischio in un’operazione del genere è quello di avere troppo o troppo poco rispetto. Qui ci sono momenti altissimi, White Light/White Heat su tutti, Street Hassle, Satellite of Love e New Sensations. Qui c’è un autore che tramite scommessa mi ha sottratto una bottiglia di Amaro Generoso, tant’è che ero pronto a stroncare il suddetto nastro, ma come si fa? Secondo me lo stesso Lou avrebbe sorriso lusingato prima di gettarla alle fiamme, io tengo nota di tutto, ma ora vorrei un album di brani propri, per godere di questo ritmo e queste idee.

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