Cominciamo dall’inizio? Da appena dopo Natale, quando dalla domenica del Tempo Ordinario in alcune località si inizia a parlare di carnevale. Carnem levare, togliersi la carne a significare l’astinenza dai banchetti dopo il martedì grasso.
Era il 1834 quando un 24enne tedesco di Zwickau, Robert Schumann, figlio d’arte e già affermato compositore compose 22 sezioni dedicate al violinista Karol Lipinski (solo una per la propria bella, Ernestina von Fricken, il quattordicesimo). Così prima di iniziare ad ascoltare quanto ideato da Alessandro Bosetti (con la complice compagnia di Reiner van Houndt al pianoforte e di Lucas Pizzini in fase di registrazione e di mix andiamo ad ascoltarci le rese del pezzo, da Arthur Rubinstein a Sergei Rachmaninoff, venendo investiti da una cascata di gioia, brio ed agitazione.
In questa nuova idea che da Carnaval prende il via c’è però tutt’altra luce e morbidezza, come se l’insieme sonoro abbia conservato l’intensità ed il gioco smussandone però tinte e colori. I brani non sono titolati e perdono l’affiliazione diretta con le maschere, liberandosi quindi da una connotazione stilistica che abbraccia però tutto il lavoro, tramite gli stupendi disegni di Hippolyte Hentgen e le grafiche di Lionel Catelan.
La resa sonora è sobria, toccante e romantica come l’intervento di Bosetti spostasse l’attenzione verso l’amore rispetto alla schermaglia. Nel quarto brano sembra quasi di essere all’interno di un corpo, di poter sentire le vibrazioni e le pulsazioni cardiache smosse dalla vita e dall’amore senza che questo debba forzatamente comportare un cambio di ritmo od una crescita, attestando di fatto l’equilibrio come cardine pulsante dell’intero lavoro. Un lavoro sfumato, che si prende le sue zone più marcate e più evanescenti e che arrivando sei anni dopo il primo incontro fra Bosetti e van Houdt appare come maturo e compiuto, vibrante e che sembra, ascoltare il settimo brano, riportarci direttamente alla passione di Robert Schumann stesso in tutta la sua drammaticità. Poi una voce, siamo nel nono brano, che balla sopra ai tasti e che viene sedata da una scarica. Quasi una fuga non concessa dalla quale si riprende con brevi mosse pianistiche calanti, per ritornare ad un circolare navigare intorno alle maschere, alla gioia ed all’emozione, contenendosi e sprigionando fra tasti e note gusto, misura ed intensità.
Carnaval 2 di Alessandro Bosetti è una prova di dedizione, pensiero e gesto, eseguita con cuore e mani da Reiner van Houdt ed in grado di trovare sé stessa a distanza di di 190 anni circa.
Alessandro Bosetti – Carnaval 2 (Three:Four, 2025)
