Le falene, le Farfalle Notturne (“…sono solo farfalle anziane. Con la pelliccia che vanno a ballare…” per citare Lucio Corsi) tornano e ritornano nella mia sfera musicale di recente.
Quando ho ricevuto un messaggio da parte di Alberto Arcangeli non sapevo che aspettarmi dal suo disco. Scopro sia il suo quarto lavoro, il primo in italiano per un musicista che, dopo innumerevoli bivi e scenari ha scelto di concentrarsi sulla produzione di pick up’s artigianali nell’Alpe della Luna, luogo che potebbe anche sembrare magico fra Marche, Toscana ed Umbria.
Ascoltando il disco di Alberto ci si incaglia in partenza fra un folk rock cantautorale di maggior intenzione rispetto alla resa, per poi scuotersi con una Elisabetta cha ha qualcosa del camerinismo dei tempi migliori. In seguito c’è una sorta di blues maturo ma gli arrangiamenti non aiutano, lasciando spesso Aarcangeli a metà del guado. Peccato, perchè stringendo in altra maniera brani come Ricorrenti e Irriverenti si potrebbe colpire il bersaglio. Piace il dinoccolarsi delle sue liriche nell’ubriacante Le Città Invisibili, acidula e svagata che ci fa librare con il suo volo imprevedibile. Battitismi da spiaggia in Insalate e Aforismi.
Che dire di Farfalle Notturne? DI certo un album personale, al di fuori dei miei soliti ascolti, per un’artista che seppur si muova su coordinate che non mi riguardano ottine dei punti con degli spunti singolari all’interno del suo percorso. Forse il cambiamento fra inglese ed italiano deve essere ancora metabolizzato ma il percorso pare essere quello giusto ed al prossimo disco potremmo esserci, in un mondo, quello delle falene, che tende ad ampliarsi sempre più, tra un J. Robbins, una Maud the Moth ed una Dagger Moth, nel quale il livello è parecchio alto!
Alberto Arcangeli – Farfalle Notturne (Autoproduzione, 2024)
