Aidan Baker – The Sea Swells A Bit… (A Silent Place, 2006)

Potremmo dire che il signor Aidan Baker è il canadese preferito dagli italiani insieme al circuito Constellation e, anche se la sua fama qui da noi non e' ancora quella dei Godspeed You Black Emperor!, tenete presente che sta per toccare la bellezza di quattro uscite terra nostrana per tre etichette diverse, nel giro di un solo anno.
Dopo il suo solista su Afe (ormai esaurito), Arc e un progetto di ristampa per i godfleshissimi Nadja ricompare su A Silent Place (l’etichetta parallela della Small Voices), ed il livello è nuovamente ottimo nonostante qualcuno non molto tempo fa me l’avesse passato come un possibile flop. Differentemente dal recente Dog Fox Gone To Ground questo nuovo lavoro a suo nome si trova a metà fra alcune cose soliste e gli Arc, infatti si tratta di un polpettone "ambiental freakketone" molto saporito. Proprio per la sua stessa natura l’ascolto a tratti mi ha ricordato alcune vecchie cose ambient o pre-isolazioniste come ad esempio i misconosciuti O’range (forse vi aiuterà di più sapere che questa sigla celava le due colonne portanti dei Talk Talk ovvero Hollis e Webb) soprattutto nei diciassette minuti di When Sailors Die (il mio pezzo favorito di tutto il disco). Se non aveste ancora preso confidenza col suono del canadese, credo che giovi ricordare che spesso e volentieri usa una chitarra, ma si aiuta con parecchie altre cose tape loop, synth, etc. Tenuto conto che si produce da solo, la sua mano in fase di mixaggio e di rielaborazione si fa sentire parecchio, anche questo potrebbe essere un’altra buona influenza di qualche suo amore infantile per Justin Broadrick e Michael Gira. Tornando allo specifico di The Sea Swells.. oltre agli O’range direi che in Davy Jones’ Locker per l’appunto emerge un qualcosa di vagamente Gira, ovviamente scordatevi gli Swans stile trapano piantato sulla tempia ed invece immaginatevi alcune delle loro cose del periodo raffinato a ridosso dello scioglimento, oppure pensate ad alcuni Angels Of Light più dilatati nel suono e più diluiti a tappeto. Vuoi per un’affinità di fascinazioni, vuoi per il gran gusto di cui è dotato Baker, resta che fino ad ora tutto i suoi lavori che ho sentito indipendentemente dal moniker e dal genere solitamente sono di assoluta qualità.

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