Adiós Cometa – Un destello de luz (Spinda/Deadfast/Furia, 2026)

Anticipato dai tre singoli Candelaria, El Mundo En Mis Brazos (Leonor) e Luminosa Un Destello de Luz sembra essere il secondo album per gli Adiós Cometa, band costaricana che ben si inserisce in un tracciato che unisce certe derivazioni emo-core ad un pop intimo e psichedelico. Il cantato in spagnolo aumenta un senso di straniamento narcotico all’interno di una ridda strumentale ferma e decisa. I brani sono concisi e ben delineati, portando il quintetto a muoversi in maniera agile fra impostazioni shoegaze ed una bella tecnica strumentale. Le tre voci (ad intercalarsi Emanuel Mora, Mark Murillo e Jonathan Villalobos) ben si adattano ad un suono cangiante ed in grado di prendere quota e corpo seguendo dinamiche, quando poi a loro si aggiungono anche le amiche argentine de La fin del mundo ad uscirne è un delicatissimo Wall of sound, vero e proprio colpo al cuore. Ma il meglio sembra ancora dover arrivare, con una bruciante Candelaria che utilizza stereotipi sonori latini per appiccare un rogo sexy e carnascialesco, quasi fossimo tornati inspiegabilmente al Titty Twister di Rodriguez e Tarantino. Giusto un paio di minuti, prima del ritorno intimo e romantico di Detenerse, significativo però perché svela un lato altrimenti nascosto degli Adiós Cometa. Amanda Murillo degli A Su Ladera presta la voce in una Quema la memoria che sembra girare in un caleidoscopio d’altri tempi ed ancora una volta é un centro pieno, in una perfetta unione di prezioso pulviscolo. Adiós Cometa sembrano scegliere in qualche modo di farsi da parte, lasciando il proscenio ora a María Paula Vásquez dei colombiani Encarta 98 e prendendosi il lato sofferente, torbido e malsano della situazione, in un seminterrato che ci figuriamo sotto alla sala di registrazione. Forse il finale con Victoria è un po’ troppo sofferente ma Un Destello de Luz è un disco che ci svela una realtà inaspettata, perfettamente a fuoco ed all’interno di un circuito a noi sconosciuto. Non possiamo che ringraziare Fred Bandini che ce lo ha segnalato (così come altre chicche recenti appena passate da queste pagine), facendo alzare il Costa Rica nelle possibili mete del sottoscritto una volta giunt alla pensione. Non sarebbe male avere questo disco come sottofondo in uno stereo rancido, proprio no…