Adamennon – MMXII (Autoprodotto, 2012)

C’erano ancora margini di sviluppo nel discorso musicale di Adamennon dopo l’album Nero, che pur avevamo identificato come punto di arrivo di un percorso di fusione fra prog-gotico e atmosfere dark-ambient. La vera posta in gioco era in realtà la spoliazione da ogni residuo di rumore e oggi il risultato è una musica che potremmo dire purificata, sebbene al suo interno lo spirito oscuro continui a scorrere.
Più che “oscuro” sarebbe tuttavia più esatto dire “esoterico”: MMXII è un viaggio su sentieri nascosti, che ci appaiono tetri solo per il fatto di essere poco battuti. Tutto il disco richiede invece un’attenzione particolare, volta a svelarne la vera natura. Gli stessi titoli, che di primo acchito ci paiono pervasi da un senso disperato di morte, potrebbero essere letti come allusione a un percorso iniziatico di rinascita, che transita per luoghi e momenti simbolici, evocati nei titoli (La Grotta, La Metamorfosi, Visione,…) e ben resi dalla musica. E parlando di musica, è impossibile non notare come MMXII sia un album stilisticamente più omogeneo dei precedenti, ma con una quantità di soluzioni melodiche che lo rendono vario e, prese le misure a un genere comunque ostico, piuttosto fruibile. È il canto possente dell’organo, in assenza di quello umano, a farci da guida, a spingerci e a cullarci, sfruttando tutte le soluzioni timbriche a sua disposizione. Ad accompagnarlo c’è un basso che fa la voce grossa alla maniera di una creatura lovecraftiana, più raramente altri strumenti elettronici, ormai ridotti al ruolo di comprimari. A conti fatti, MMXII non è un album privo di luce, è semplicemente illuminato da una luce diversa: se così non fosse non avremmo le sorprendenti aperture melodiche di Al Cospetto Del Male e La Grotta, né il lirismo addirittura romantico di Visione, solo per citare alcuni esempi. La costanza e la dedizione con cui Adamennon porta avanti da anni il proprio discorso rendere superfluo ogni accostamento: dal punto di vista dell’ispirazione le influenze dei padrini del prog-occulto sono chiare, ma ormai tutto è metabolizzato e reso in forma affatto personale. Lontano tanto dalle atmosfere da soundtrack quanto dall’horror fumettistico, più che di terrore, ormai sublimato, nelle tracce si respira un senso di malinconia e abbandono, dati dalla consapevolezza che questo percorso, si intenda per esso l’ascolto o l’esperienza iniziatica a cui accennavamo, va affrontato nella più completa solitudine.

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