Adam Ant – Is The Blueblack Hussar In Marrying The Gunner’s Daughter (Blueblack Hussar, 2013)

Ma dai non sarà Adam Ant, quell’Adam Ant… e invece sì. Del tipo che l’ultimo suo lavoro ha la stessa età di gente che l’anno prossimo affronta l’esame di maturità. Però. Sono quelle operazioni artistiche che possono tranquillamente mandare in pezzi la credibilità che uno si era costruito negli anni, si casca di testa nello stereotipo del “vabbè, questo ha finito i soldi e ci prova” con sottofondo di dischi registrati e mixati da dio ma pieni di autocitazioni gradasse e pezzi deboli. E invece non trovo niente male questo album densissimo (17 tracce porca miseria!) e sfacciatamente pop. A rappresentare bene il tutto chiamo in causa la quanto mai indovinata cover dove campeggia una ragazza super carina con lo sguardo scocciato ed arrogante di chi sa di poterselo permettere. Ecco, Adam Ant per me è questo. Lo è sempre stato, e non smette certo ora alla soglia dei sessant’anni, questo pirata che ha visto i Sex Pistols fare da supporters a uno dei live della sua prima band, è stato nominato anni fa sexiest man da Mtv USA ed ha l’età di mia mamma. Ad esaltare il suo personaggio ci sono pezzi elettronic-retrò (neologismo o quasi-sinonimo di New Wave?) – Hard Men Tough Blokes – o light rock inglesissimi con riff dannatamente orecchiabili che urlano heavy rotation dopo qualche secondo – Marrying The Gunner’s Daughter, Vince Taylor – . Non ci si dimenticano citazioni illustri made in UK – una ghost-cover di Hey Joe di Hendrix in apertura d’album, la glammissima Valentines che farebbe commuovere Marc Bolan o la How Can I say I Miss You? marchiata a fuoco brit pop -. Curiosando on line è divertente vedere come si trovino recensioni di gente che denigra il povero Adam segalando una produzione scarsa e “pericolante” e altri che urlano al ritorno del mito (dove di mitico c’è effettivamente un tizio che fa una lunga analogia tra la trilogia di Star Wars e The Blueblack Hussar definendolo come ‘non valido quanto L’impero Colpisce Ancora, ma meglio de Il Ritorno Dello Jedi). Tirando le somme io direi che il tutto è decisamente ascoltabile e, rispetto a tantissimi grevi “ritorni”, questo disco si dimostra più che discreto. E poi, diamine, si dovrebbe dar sempre una chance a chi si propone in maniera divertente e (gioco di parole tremendo, non me ne voglia nessuno) scanzonata.

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