Abbattimi (se ce la fai)

“La morte è un avvenimento normale e si muore senza spavento. Ma la coscienza della morte, la certezza della morte inevitabile, rende tragiche le ore che la precedono.”
Emilio Lussu

Massimo Leonardi, cantante di Tear Me Down, Gas Attack e Moo Rays è venuto a mancare alla fine del 2025. Si è tolto la vita: cinque parole difficili da scrivere, durissime, ma purtroppo vere. Conoscendolo abbastanza (ma evidentemente non così bene) mi sono domandato cosa avrebbe voluto leggere lui stesso su un articolo che lo riguardava ormai postumo. Una specie di Fu Mattia Pascal: chi non lo ha fatto in intimità? Io credo che Massimo Leonardi avrebbe voluto ridere in primo luogo. Indissolubile coerenza militante, ma allo stesso tempo scanzonata. Con parziale orrore di me stesso posso azzardare che anche il suo gesto è stato, coerente sì con le scelte della sua vita, ma allo stesso tempo scanzonato. “Libero di vivere, libero di morire!” urlava Mario dei Wretched che Massimo si era ripetutamente istoriati sulla pelle. Gli aneddoti brutali ma al contempo cinicamente divertenti sulla sua vita sono molti, accadimenti da offrire spunti al miglior Quentin Tarantino: per non finire sul viale dei ricordi ne citerò uno che non lo riguarda, ma metaforico di questo mio scritto. Quando i Concrete fecero l’ultimo concerto a Roma io andai e trovando alla cassa il CD chiamiamolo commemorativo di Hellnation domandai candidamente a Roberto Gagliardi (patron dell’omonima label) “se la band si sarebbe davvero sciolta dopo l’evento.” E Robbe’, con il suo tipico accento abruzzese-romano, mi guardo perplesso e mi disse: “e certo Marco se no che stamo affa’?!” Questo per dire che la coerenza di Massimo nella vita e nella morte è stata inappuntabile. Accetto la sua scelta finale, mi è doveroso, ma al tempo stesso la percepisco come uno squarcio terribile sul nostro petto: una improvvisa assenza rumorosa che nessuno di noi vorrebbe mai ascoltare. Ci deve essere sempre una possibilità, una uscita di sicurezza, una maniglia umana da aprire per riprendere a respirare. Lo auguro soprattutto a me stesso, che vilmente oppure coraggiosamente, non credo avrei il fegato di compiere una analoga uscita di scena.

“Niente risposte, no, anche io ho paura…Poche domande, no, tu non hai futuro…”
Peggio