Genova è, spesso, utilizzata come l’archetipo della città post-industriale decadente e depressa. La recente elezione della sindaca Salis ha dato nuova visibilità ad una città ermeticamente isolata via terra da infrastrutture inadeguate e aperta, invece, verso il mare, ma, comunque, prigioniera dei sospetti meccanismi di funzionamento del suo porto.
Forse per queste caratteristiche sociali, economiche ed urbanistiche del tutto peculiari, per un grande città italiana, a Genova vive una “scena”, se ancora si può utilizzare questo termine, tra le più riconoscibili e vivaci in ambito noise/sperimentale. Questa compilation, curata da La Furnasetta ne è un nuovo esempio. Anni fa, infatti, già era stata proposta l’interessante L’Inverno della Civetta, un collaborazione elaborata tra studi di registrazione ed etichette locali.
Genova NoiseGang Vol. 1 è una compilation nel senso classico del termine: undici pezzi per undici artisti, racchiusi sotto l’ampissima etichetta di “noise”. La prima stampa è stata prodotta da Wet Tapes, mentre la seconda da Solium Records di Caen, con cui La Furna ha già collaborato in passato.
Dal punto di vista dei contenuti abbiamo un po’ quello che la zona e il genere sa offrire: noise rock, dark ambient, glitch, power electronics e altro. I toni sono tendenzialmente cupi e/o sarcastici, a seconda del progetto.
Si parte con un pezzo degli UT: math noise ben suonato, ben registrato e tirato il giusto. Da qui ci si immerge in un profondo strato di elettronica minimalista e oppressiva. Alcuni pezzi includono interessanti stralci evocativi, che richiamano, probabilmente, scenari sconosciuti a chi scrive, purtroppo…
A metà percorso è la volta del noise lo-fi di Noisext, figli legittimi dei primi Unsane e della New York nichilista di fino 80.
Da qui fino alla fine della raccolta aumenta il grado di violenza sonora, introdotto nei pezzi precedenti, con apici spigolosi, ma mai troppo feroci.
Per gusto, più che per merito, visto che tutti mostrano una certa confidenza con la materia “noise”, mi preme citare i pezzi di La Furna, Stefano Bertoli, The Tapes ed Halba.
Detto ciò, operazione come questa risaltano un pensiero collettivo e variegato più che i singoli artisti, restituendo quel desueto senso di appartenenza che rende le cose più dolci e ci fa sentire un po’ meno soli. Quindi, grazie a La Furnasetta per questo buon esempio di come, anche in piena crisi di polarizzazione, riesce ad unire artisti eterogenei per un’opera dimostrativa estremamente apprezzabile.

