Herr B, al secolo Benjamin Labarrère, musicista con alle spalle una militanza nel giro black metal francese più depressivo (Godkiller), da qualche anno sta dando voce alla propria visione (tutt’altro che positiva) dell’esistenza da una diversa prospettiva, armato di synth, batteria elettronica e poco altro: A Prayer For The Worst, il nome scelto per questa nuova fase, arriva oggi alla seconda uscita, che sviluppa e perfeziona quanto ascoltato nell’album d’esordio (Lullabies For Babies, che non sbagliereste a recuperare).
Non credo si possa trovare termine migliore di “romantico”, con riferimento alla corrente culturale europea del XVIII e XIX secolo, per descrivere quello che ascoltiamo in questi dieci brani: se il vivere è una battaglia la cui inevitabile conclusione, presto o tardi, è la sconfitta, tutto ciò che è concesso fare è affrontarla con dignità. Dignità estetica, prima di tutto: davanti al dramma dell’esistere, nulla ha un ruolo salvifico, ma l’arte può trovare pienamente senso come strumento di resistenza.
Per capirlo, è sufficiente l’ascolto di Shinjū: il titolo, in giapponese, significa “doppio suicidio” e su una base di trip-hop funereo, che potrebbe essere il remix di una B side di The World That Summer dei Death In June, una voce calda ripete, come un mantra, “Hold my hand, it’s time”; una sorta di haiku sonoro che, in meno di tre minuti, racchiude un intero universo.
Ma le cupe meditazioni che attraversano Herr B, assumono anche altre forme: in The Clockwork Prison adatta la sua poetica ad atmosfere da colonna sonora; The Grave Is Where The Heart Is e A Symphony Of Sighs sono pop alla maniera elegante in cui lo intendevano i Coil, ammaliante ma sottilmente capace di inquietare; The Bell Jar mette in musica in testo tratto da La Campana Di Vetro di Sylvia Plath attraverso un drone-folk senza tempo, prossimo all’arte di Andrew King; Pyre Of Sorrows è dub luttuoso che ci accompagna in una landa spettrale. La fine non poteva essere suggellata che da un brano come As Hours Go By: l’inesorabile trascorre del tempo, in spirali sempre uguali, è raccontato con piano, voce e tenui battiti, un moderno folk che chiude, con un senso di impotenza e profonda malinconia, il lavoro. Eppure, l’impulso è quello di tornare subito ad ascoltarlo.
A Prayer For The Worst non vende illusioni né vuol essere una panacea, ma attraverso le sue riflessioni sonore, del tutto scevre di compiacimento e morbosità, ci dimostra che la sofferenza del vivere può essere sublimata: Life Is A Lonely Path ne è uno splendido esempio.
A Prayer For The Worst – Life Is A Lonely Path (Loonely Demon, 2025)
