La redazione ha chiesto la mia sulla nuova uscita della divina Lucrecia Dalt.
Sanno che l’ho vista dal vivo almeno una volta, si sa che ogni volta incanta e spiazza tutto e tutti.
A vederla al bancone del bar di un qualsiasi locale sembra una minuta e graziosa segretaria di uno dei migliaia di uffici del centro, non solo di Bristol. E invece e’ un vulcano di idee e di intuizioni in musica.
Ovviamente vado all’ascolto di questa traccia e non voglio sapere assolutamente nulla prima. Con artisti di questo calibro e’ necessario lasciarsi travolgere dall’effetto sorpresa.
I primi due minuti non sono proprio quello che mi aspettavo, nel senso positivo del termine… siamo quasi sulla strada di una prossima hit estiva danzereccia. Lucrecia amore mio ma che mi combini?? Stai andando pericolosamente verso il burrone del reggaeton!!!
Ma ecco che arriva la sterzata improvvisa, il cambio totale di scenario: una voce maschile tenebrosa e ferma. David Sylvian, signore e signori. Gia’ meglio ora ,ma non ci siamo ancora.
Mabe Fratti e Matias Aguayo, confido in voi per i vostri remix della traccia…
Ed ecco che avviene il miracolo!
Mabe Fratti mette gentilmente Sylvian alla porta e la rende piu’ corposa a livello strumentale. Buonissimo lavoro.
Aguayo fa bingo con una rilettura dub anche sul cantato di Sylvian. Spettacolare, assolutamente sorprendente e incisiva cosi’. Impossibile fare meglio di cosi’.
Della serie “quando una e’ una fuoriclasse, non sbaglia mai neppure chi contattare per farsi remixare!
Non abbiamo idea di quanto estemporanea possa essere l’unione fra Chalanga e Maria Mallol Moya ma di certo c’è che con questi due brani (Accusse E Scusse ed Algo Crecera) creano un conturbante groove latino, sexy y drogadito, che ci trasporta su vette altissime dove danzare in comunione con il cosmo senza dover rendere conto di nulla a nessuno. Speriamo di avere presto nuove hit del genere!
Massicci e -core pur mantenendo quel che sembra uno spirito pazzerello e guascone i TriTonica tornano con Per Grazia Ricevuta dopo il loro secondo album del 2022. Kodakons parte gagliarda e la terza parte di Coagula alimenta ancora più il mantice prima che Suqutra ci mostri un lato intimo e latino del progetto, ovviamente prima che il tutto si sfasci tra pesantezze, dinamiche ed assortimenti pattoneschi. Macinano che è un piacere i TriTonica senza negarsi nulla ma sanno anche regalarci momenti di lustro con una Lalochezia 15137 che ci vien voglia di accenderci un sigaro chiedendo un altro whisky.
Bordel, La Gata,O L’amur, GDC sono quattro spine nel cuore di Mortòri, uscite il giorno di San Valentino nell’EP A Mort l’Amour, un titolo che racchiude perfettamente il pensiero che permea i brani e la poetica stessa di Mortori, doppelgänger di Aris Bassetti. Una lotta sanguinolenta tra Eros e Thanatos, dove l’amore diventa un cerchio magico da cui è impossibile fuggire, un incantesimo che condanna l’artista a soffrire d’amore, trovando nell’unica via di salvezza la musica. Con un uso viscerale del dialetto e brani scheletrici ma dagli arrangiamenti azzeccatissimi, Mortori si trasforma in un Icaro maledetto attratto dal sole dell’amore che lentamente lo consuma. In questo intreccio di sofferenza e piacere, i brani scivolano via, lasciandoci con il desiderio di ascoltarli ancora, e ancora, e ancora.
L’elenco delle influenze potrebbe essere infinito, ma ciò che lascia attoniti di questo EP è la sua maturità: una semplicità apparente che ci attira nella ragnatela sonora, intrappolandoci in un labirinto di specchi, di sofferenza e di passi entusiastici verso l’ignoto. Come nelle antiche Afrodisie, dove il desiderio si trasformava in rito e la musica in preghiera, così Mortori canta l’amore come maledizione e redenzione, un fuoco che divora ma illumina, lasciandoci smarriti e con la certezza di volerne ancora.
Il basilese Laurel Bloom si siede al pianoforte e come se fosse la cosa più semplice del mondo butta giù 5 brani che toccano il cuore, fra cadenze vocali pop e colori e lucine ovunque. Sembra di essere in mezzo ad un prato primaverile mentre Laurel si prende cura di noi. Più avanti si affaccia una chitarrina ed il mondo folk si apre avanti a noi, per cinque brani che ci entrano direttamente nel cuore e ci fanno diventare immediatamente fan di Laurel. Se avete un cuore ascoltatelo.
Di Eugene conoscevo finora solo il lavoro come produttore dell’ultimo (splendido) disco dei Drieu e trovarlo a riprendere quattro brani barrettiani dei Pink Floyd è puro sollucchero. Rispettose, sintetiche e frizzanti, umoralie profonde, liriche e toccanti come poche. Atto coraggioso e pienamente riuscito, ora sarei curioso di sentire materiale autografo, toccherà informarsi…
Ispirata da un verso poetico scritto dalla madre
“In the heat
gesticulate elastically
their bodies
disappointing the desire to last
Noemi Büchi torna e scompiglia le carte, partendo con un insieme di piano, percussioni ed elettronica, quasi una batucada fredda e chirurgica. Il suono è ben presente, sincopato, richiama addirittura travagli euro dance in Their Bodies, ma il tutto è filtrato da un’eleganza che è caratteristica dell’elvetica, per un ep che colpisce per la sua lucidità e varietà.
Sono tornati gli Champaaaagne, modenesi dediti alla pesantezza molesta, alle urla date dal dolore ed alla lentezza balorda. I tre brani partono benissimo con un Augias VS Predator di dubbia quota ma di altissima qualità, tirata e sporca. Al contrario Porta Garibaldi è un bel macigno di pesantezza mentre Red Panda lascia un urlo reiterato nel deserto. Champaaagne sono una bevanda offerta in una tazza di coccio che colpisce ed ottunde. Benissimo così, per quanto tempo vogliate.
Loris Cericola toglie dal suo archivio una vera e propria Phantom Box di quattro brani dalle sessioni di quella magia che fu Metaphysical Graffiti. La title track è puro suono dell’altrove, fra the Caretaker e l’archeologia magica ed in Blue va ancora più in ascesa, per un suono ambientale che potrebbe essere, come rappresentato dalla suggestiva cover, il suono della cancellazione dei dati, dei visi, delle storie, fluido narcotico che ci porta in un colorato scomparire. Un respiro stanco e le ferite derivanti da una lotta concludono un altra piccola tacca di un meraviglioso progetto.
Chiudiamo la baracca con il numero 10 della Subsound Split Series, progetto che vede di fronte Piemonte e Lombardia con Tons e Viscera/// a fronteggiarsi. Nessuno fortunatamente ne esce vincitore ma soprattutto la sfida è un pareggio di livello altissimi, tra la cattiveria vocale dei primi e la capacità dei secondi nel modulare i propri suoni, ognuno dei gruppi ad esprimersi in una sorta di putridi anni ‘80 fra musica pesante, metal, noise e cattiveria. C’è di che sfregarsi le mani in questo split, nulla di salomonico da parte nostra e se non mettiamo in evidenza nessun brano sopra agli altri è perché il livello è talmente alto dal farne unicamente questione di gusto. Sceglietevi voi il vostro, noi vi rimandiamo al mese prossimo, ad un volume sempre più alto.

