6YPAH – Prozorno Mesto (Final Musik, 2026)

Se Prozorno Mesto fosse stato pubblicato dalla Final Musik nella serie Eighties, nata per riportare alla luce perle nascoste della Mitteleuropa degli anni della cortina di ferro, avremmo, ancora una volta, plaudito al salvataggio di un misconosciuto capolavoro.
Il duo sloveno dei 6YPAH (si pronuncia “Buran”, la versione sovietica dello Shuttle, mai entrata in servizio), invece, è a noi contemporaneo, almeno dal punto di vista anagrafico, essendo attivo dal 2008, ma lo sguardo – e soprattutto l’orecchio – è rivolto all’epoca d’oro musicale dei Paesi a cavallo fra i due blocchi; un periodo che, probabilmente, non è stato il più felice a livello politico e sociale, ma in materia di suono, grazie alla posizione di confine, ha fatto germogliare una creatività unica.
Ecco, Jani Toplak e Giorgio Multineddu sono totalmente immersi in questo milieu fatto di synth analogici, vocoder e drum machine; lo sono a tal punto che in Supersila, sorta di colonna sonora sci-fi carpenteriana che la chitarra e il vocoder finiscono per traghettare verso lidi più danzabili, è contenuto un campionamento di un discorso di Ronald Reagan, pronunciato davanti alla porta di Brandeburgo nel 1987, dove l’allora presidente USA annunciava la volontà di ridurre l’arsenale atomico (e già qui c’è un coefficiente di inattualità piuttosto notevole). Per rimanere nella Berlino divisa, non faticherete ad immaginare i due interpretare l’inno Neugörz in una serata in cui suonano anche i CCCP, o Vedno S Tabo, synth-pop dagli accenti marziali e dal ritornello ammaliante, girare durante una serata electro-punk. Ma in Prozorno Mesto troviamo anche la malinconia di brani come Ustanova e Pod Nebom, che sembra attinta da certi romanzi di Peter Handke, e viene da chiedersi se sia ancora questa l’aria che si respira da quelle parti, o se i due siano cresciuti a pane e racconti di quegli anni (che siano due sessantenni tenderei ad escluderlo, ma chi può dirlo?). La vera domanda comunque è un’altra: a cosa serve un disco come Prozorno Mesto? Beh, potreste farvi belli a qualche serata wave millantando di aver scoperto dei dimenticati eroi del post-punk dell’Est Europa, ma potrebbe essere anche un’appropriata colonna sonora per praticare dell’urbex in qualche ex base del tempo della guerra fredda. Oppure no, un disco del genere, oggi, non serve a niente. Può essere, ma è comunque un niente godibilissimo.