400 Lonely Things – Subdivisions (Dissipatio, 2025)

Dark New Age for the New Dark Age, questa la definizione che di 400 Lonely Things dà il suo unico membro e depositario della sigla Craig Varian (dopo la dipartita del compagno di esperimenti Jonathan McCall cinque anni) e non potrebbero essere parole più centrate. Premetto, non conosco l’opera passata del progetto e d’istinto l’immagine di copertina non sembrava ispirarmi granché, col fumetto di un uomo girato verso un panorama desolante, ma tutto si è sciolto non appena le note hanno iniziato a fluire. Un suono melanconico, lontano, lunare, dove i bassi quando arrivano sembrano essere scheletri dub appena accennati ed i paesaggi sono cinematici ed originariamente post-rock. Potremmo chiamare Subdivisions un disco spettrale o suggestivo, di certo a colpire è la semplicità e la grazia con la quale Craig Varian va a bersaglio, colpendoci. Il loop di Ravensback colpisce alla giugulare mentre ad ogni minuto ci si sente quasi vittima di un processo di decolorazione, virato verso un color seppia secco, quasi fossile. Così ci si sente all’interno di un cinema in bianco e nero, romantico e triste, per il quale già sappiamo non ci sarà lieto fine e tregua, ma soltanto un saliscendi emozionale e magico. Subdivisions è un lavoro forse démodé, lontano dai parametri e dalle tempistiche della musica odierna e che ha bisogno di tempo per essere scardinato ed amato ma che ricambia con un complesso e fascinoso mondo sonoro. Tenetelo in serbo per il giusto momento, spegnete la luce e cercate di ridare un volto alle sagome sonore che incontrerete nel cammino.