Tiger Fernandez - Leave The Left Leaf EP (Own, 2002)
Lecitone - La Rèvolution Des Marionettes (Own, 2001)
SugRcane - Where The End Begins (Own, 2001)
La scena musicale indipendente di Lussemburgo ha visto nascere nel 2000 la label Own Records, di cui i gruppi sopra citati sono i pionieri. Questa etichetta, sorta dal nulla, ha avuto il merito di aver organizzato una serie di concerti con bands notevoli (ne cito alcune: Pan Am, Sodastream e Paloma) a prezzi assai contenuti (più o meno cinque euro a concerto). Ora, la politica della label che impone a tutti i gruppi membri di versare il totale dei loro guadagni nella cassa collettiva può apparire discutibile, ma è una logica comunque di tutto rispetto. Non a caso tutte le formazioni dell'etichetta dovevano partecipare nel comitato Own Rec., pena l'esclusione. Queste decisioni troppo rigide vennero tuttavia in seguito rimasticate. Il sito della label è www.ownrecords.com ed è stato da poco aggiornato. Splendido nome e splendida copertina per l'EP dei Tiger Fernandez, il secondo da quanto leggo. Il loro è un emo-noise-rock che parte tiratissimo (The Maze) ma solo verso la fine spicca il volo e stende (Cuz We Don't Know, Tiger Fernandez). I margini di miglioramento sono evidenti e questi ragazzi sono solo agli inizi (o quasi).
Deludono invece i Lecitone, derivativi fin dal nome, che fanno post rock ripetendo stancamente i soliti schemini (sentiti e strasentiti) del genere (Un Voyage En Mongolfière, Khalil). Dico io, a questo punto rispolvero Millions Now Living..., che è l'originale, suonato cento volte meglio e vecchio ormai di un po' d'anni. Il rischio di queste sonorità è quello di cadere nel formalismo e qui mi pare che si tenti con superflui giri in circolo di mascherare una sostanziale povertà di idee, con un solo risultato: tedio.
Su altri livelli viaggiano invece i SugRcane che con l'album Where The End Begins propongono un post rock fatto con stile e gran mestiere, dai soffi artici delle iniziali Astral Skies, Floating Over A Lost World e You'll Never Be Alone, al basso insinuante disperso nel grande freddo di Happiness Is..., per giungere ai fraseggi spettrali con sottofondo dub che frigge di Friends?. Azzeccate anche Hopeless, accompagnata da un incalzante drum sample, e l'inquietante cavalcata finale di The World Is A Question (dieci minuti netti). Polare, misterioso, bellissimo.
     
     
     
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