Mirsie - El Santo (Voludo, 2004)

Io a volte mi fisso sulle cose. A pelle, intendo. Nel senso che un disco, alla sola vista, può iniziare a non convincermi. E magari uno può pensare che mi faccio dei pregiudizi da idiota e che ho l’immondizia nel cervello. Legittimo. Ma siccome la recensione la sto facendo io, non potete farci nulla. Quindi: ascoltate quello che ho da dirvi e spero che nessuno si prenda la briga di mugugnare insulti o piagnucolare in sede di forum. Questi Mirsie, appena ho preso il loro CD in mano, mi hanno fatto storcere il naso. Avete presente le sensazioni immotivate che a volte arrivano? Quella roba lì. Il mio amico Andrea mi diceva, nel frattempo: “Con questi ci ho suonato... dovrebbero piacerti! Fanno rock’n’roll”. Considerando che il mio amico Andrea di rock’n’roll non capisce un cazzo (non prendertela!) mi è venuta subito la pelle d’oca e ho lapidariamente commentato: “OK Andrè... mi hai appena confermato che dovrò stroncarli”. Poi, con una mezza pizza margherita in pancia, mi sono messo con calma a sentirli. Devo dire che l’attacco del primo brano, con le sue atmosfere vagamente alla Fun House, non è malvagio. Il terzo è ancora meglio, soprattutto perché prelude a Everyday, che ha un bel riff roccioso e tamarro come piace a me. In sostanza, i Mirsie fanno una specie di rock’n’roll, ma continuano a non convincermi. E dopo un quarto d’ora di riflessione ho capito, finalmente, cosa non mi sconfinfera nel loro sound: questo è rock’n’roll con l’inequivocabile e nefasta impronta della modernità low-fi. Mi spiego: le chitarre sono sgarrone, ma non deraglianti; la voce cruda, ma non da brivido... Insomma, io ci sento il marchio dell’ondata low-fi che ci appesta a partire dalla fine degli anni Novanta. E di tutte le pretese di intellettualismo minimalista che si porta dietro. Il rock’n’roll un po’ colto, quindi, se vogliamo alzare il tiro della definizione. Peccato che il rock’n’roll colto sia un ossimoro, o comunque un prodotto contro natura e puramente artificioso. Io preferisco allora dire che i Mirsie suonano un onesto low-fi rock... Così finalmente riesco a tirare un sospiro di sollievo e ascoltarli con diversa disposizione d’animo. Molto francamente vi dico che non mi scuotono e - anzi - mi annoiano anche nei frammenti in cui si abbandonano a vaghe suggestioni noise alla Jon Spencer (come in White And Conventional). Rock’n’roll (pardon: low-fi rock!) per chi il vero rock’n’roll non lo vuole sentire perché non fa figo. Mi spiace per loro, che mi sembrano onesti e appassionati, ma me li vedo suonare davanti al pubblico di universitari alternativi con velleità artistoidi e musicali, quelli che si ascoltavano il post rock quando era il momento e ora si stanno spostando verso quello che a loro (o a qualche rivista musicale insensata) piace chiamare rock’n’roll. Boh, cari Mirsie...contenti voi, contenti tutti: ma io tirerei fuori le palle e mi ripulirei da questa patina, per iniziare a suonare il vero rock’n’roll.

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