Marta Sui Tubi - Muscoli E Dei (Eclectic Circus/White And Black, 2003)

C'è a chi piacciono "lambrusco, coltelli, rose e pop-corn"...e c'è chi preferisce "vino, chitarra, peperoncino, patate, carta e penna": sono i due Marta Sui Tubi, Giovanni e Carmelo, che sembrano essersi scelti il nome in modo da evitare di essere colti di sorpresa alla prima domanda di ogni giornalista; peraltro, non avendo mai letto una loro intervista, mi domando quale possa essere la risposta. Qualunque essa sia, Muscoli E Dei è un esordio impulsivo, fantasioso, ma di una fantasia spontanea, irrefrenabile; un lavoro difficilmente riconducibile a qualcosa di noto - e capirete bene che per un esordio non è affatto poco. Una predisposizione mentale che li avvicina alla follia dei nostri eroi padani 100 Motels - cosa tanto più curiosa per il fatto che loro sono invece siciliani, di Marsala - ce li ha resi fin da subito simpatici e graditi. Della loro esperienza scrivono: "Ci tiene svegli la voglia di meritarci un vestito da festa per le nostre canzoni nude". Che nude paiono veramente: perchè povere e scarne nella forma (fondamentalmente, chitarra e voce), ma anche perchè assolutamente sincere e genuine nell'ironia dei contenuti. Si parte subito in quarta con L'Equilibrista, e già avrete capito che cosa intendevamo: un gran bell'autoritratto poetico dell'artista, che "gioca con la gravità dei sogni che ha nell'anima/fai volare in alto tutto e non temer di non saper riprenderlo/prendi i tuoi misteri e lanciali tra mille torce, illumina/danzo sulla corda che mi tendi con i tuoi occhi elastici"; l'importante è non fare "mai silenzio, mai". Vecchi Difetti è un brano più tipicamente standard 'rock italiano' che però resta bene impresso in testa ("guardami cambiare forma dopo forma e ancora/respirare i tuoi capelli dentro a un giorno nuovo"). Brano ironico d'attualità come nemmeno Agnelli riuscirebbe a scriverlo Stitichezza Cronica, cut-up imprevedibile di ritagli di giornale; splendida Post ("io non ho sentimenti, solo sensazioni"), come pure pare geniale la metafora amorosa (credo) resa da Volè: "non fosse stato per quel tuo continuo sistemare i capelli/sarebbe stata una bella partita". Ma avreste potuto pure saltare immediatamente alla traccia otto: Il Giorno Del Mio Compleanno, davvero incredibile, inarrestabile, irresistibile, insomma un vero delirio. Al centro dell'intero lavoro la voce, che assume innumerevoli inflessioni (talora persino imbarazzanti) lungo il corso del disco, mutando di continuo, così da spiazzare ulteriormente, e perciò totalmente, l'ascoltatore.
Forse abbiamo trovato gli Shudder To Think italiani; acustici, per giunta.

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