Marcello & The Machine - Esterdays (Ultrasound, 2004)

E' difficile parlare dei dischi di persone che spesso incontri in giro, dove abiti. Fa uno strano effetto e si ha sempre la sensazione di camminare sulle uova, tipo: "Oddio, magari si offende, chi me lo fa fare". Per fortuna che poi, a volte, capita che i suddetti dischi sono decenti e allora la tensione si allenta. E' questo uno di quei casi: questi Marcello & The Machine hanno sfornato un bel CD di blues rock piuttosto sporco e malato, per cui recensirlo è decisamente un piacere. Per me questo Esterdays (sì è proprio così il titolo, non è un errore) presenta due problemi; il primo è l'aspettativa che una copertina del genere crea nell'ignaro ascoltatore... ragazzi, non potete clonare l'immagine di Black Milk dei Beasts Of Bourbon... non è una scelta conveniente, perchè poi i pirla come me si attendono immediatamente di sentire le chitarre di Kim Salmon e Spencer Jones e tutto il satanico carrozzone dei loro comprimari. Invece le coordinate dei Marcello & The Machine sono piuttosto differenti: pur restando nel filone del blues, non si avvicinano - se non in pochi sprazzi - alla malattia, al livore, al putridume della band australiana. Il blues rock (and roll) di Marcello & compagnia è più tradizionale, più digeribile. Qui il feedback e il fango di certe parti fuzz dei Beasts of Bourbon non sono contemplati. E va bene: questione di scelte. Però allora, la prossima volta, non fatevi più uno scherzo del genere: lo dico per voi... piazzate un'altra immagine in copertina!!!
A parte le considerazioni di carattere estetico\grafico, comunque, non dimentichiamo che questo affarino argentato va soprattutto ascoltato... quindi cosa è Marcello & The Machine? E' presto detto: un gruppo di ottimi musicisti, che suonano oltre che con tecnica, anche con grande passione e anima. La voce del leader è forse la più nera che un piemontese abbia mai avuto: ascoltatelo e fate finta di non avere visto le foto del booklet... vedrete che ingannerà anche voi. Blues rock è la definizione che mi viene in mente... e poi conditela con un filo di r'n'r (quelle parti di Hammond!) e un po' di roots. Avessero solo un po' più di sporcizia nei suoni... e questo è il secondo problema di cui deliravo molto prima: la musica del diavolo non deve essere troppo leccata. E i nostri amici hanno fatto un lavoro troppo preciso in studio. Non guardatemi con quelle facce!

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