Gebbia, Ligeti, Pupillo - The Williamsburg sonatas (Wallace, 2004)

Vi siete mai chiesti come la gente impieghi il proprio tempo libero? Ma soprattutto certa gente ha un tempo libero? A giudicare dall’attività di Massimo Pupillo verrebbe da pensare di no, non pago dei tour stile campagna della wermacht degli Zu, non contento dello splendido delirio dei Dogon, non soddisfatto dell’attività di booking, non bastando la partecipazione al Damo Suzuky Network e all’International Silence, il bassista romano si unisce a Gianni Gebbia (per cui mi basti nominare le collaboazioni con come Frith, O’Rourke, Ranaldo, Elliot Sharp, David Moss, certo, giusto per gradire) e tal Lukas Ligeti (sì, proprio il figlio di quel Ligeti) e se qualcuno di voi sta pensando che si tratti di un raccomandato credo che un’occhiata al suo curriculum potrebbe abbattere ogni residua diffidenza. Credo che se un certo tipo di avant-jazz deviato che gente come Moss, Zorn, Laswell, Frith, Sharp, Ribot, Ikue Mori, Zeena Parkins (giusto alcuni dei nomi più famosi) hanno portato sulle spalle come una croce, adorerete The Williamsbourgh Sonatas, un disco che sarebbe potuto anche uscire per la Tzadik, per la Victo, per non dire la Ambiances Magnetiques, ma che con molto orgoglio potete vedere svettare fra Zu ed Anatrofobia (non crediate che l’accostamento sia così casuale) in mezzo al catalogo Wallace. Le costanti con gli Zu tutto sommato sono poche, a parte qualche sventagliata "hard" e l’inconfondibile suono del basso, un disco che trovo molto espressivo, in cui forse ci si sposta maggiormente in ambito “colto” nel senso più sincero e meno tronfio del termine. Visione, nervo e "pathos" dosati equamente dove e quando servono, se i super gruppi molto spesso producono delle deformità imbarazzanti questa è l’eccezione che conferma la regola. Le atmosfere fredde di Hollywood, Palermo, oppure le sghembità di Anarchitecture (quando si dice un titolo che calza a pennello) e soprattutto il “frigore” emotivo di Some Distorted Geometries e Hollenberg Pony Express, sono i miei "highlights" di un disco comunque riuscito in toto.

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