Franklin Delano - All My Senses Are Senseless Today (Zahr, 2004)

All My Senses Are Senseless Today è un buon esempio di come il gusto salvi dalla banalità, oltre che il piacevole ritorno di Vittoria Burattini sul seggiolino di una batteria (anche se non ancora su questo disco). Non ricordate dove avete già sentito questo nome? Se vi dicessi Massimo Volume? Ed il pacchetto-reduci non finisce qui, anche Marcella Riccardi faceva parte di una delle ultime formazioni del gruppo. Sostanzialmente non troverete nulla che abbia a che fare con l'esperienza precedente, anzi, diciamo che ci si trova catapultati dalle parti del folk, o del post-folk visto che ormai tutto è "post" oggigiorno. Credete che sia un caso che il disco venga distribuito dalla Perishable? Sbagliato, un caso non è: riesco persino ad immaginare Rutili (Red Red Meat, Califone, Orso, Loftus) mentre sorseggia un whiskey pensando a come questi spaghettari abbiano una classe incredibilmente superiore alla maggioranza delle tavanate che gli spediranno tutti i giorni dagli States e dal resto del mondo. Incedere blues, dobro, folk, echi desertici, delay, cactus (cactus in Romagna?), voci (belle voci, con i cori tutti dove devono stare) e ospiti che fanno quello che serve per agghindare ogni pezzo come si deve: chi con il piano, chi con dei campioni e, come vuole la "tradizione folk", qualcuno anche con un bel violino. Bisogna essere originali a tutti i costi? Ai posteri l'ardua sentenza, l'unica certezza è che a volte sembra (sembra, amici miei...) basti poco a fare le cose ben fatte: una lezione che i Franklin Delano sembrano aver marchiata bene dentro la "cabeza", ora tutti aspettano il seguito.

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Franklin Delano - Like A Smoking Gun In Front Of Me (File 13/Madcap, 2005)

C’era notevole attesa attorno a questo disco: un gruppo italiano che brucia le tappe con un ottimo esordio coronato da concerti esaltanti, che per il seguito si trova a collaborare con i Califone, farsi mixare a Chicago da Brian Deck e uscire su un’etichetta americana anche oltreoceano. Tutto nel giro di poco più di due anni. Cosa più unica che rara dalle nostre parti, dove la norma è il processo inverso e qualsiasi mediocrità proveniente dall’estero viene elevata al grado di genio.
Il segno che si è davanti a musicisti dal talento non comune, e non è certo un caso che al duo formato da Paolo Iocca e Marcella Riccardi (chitarre, tante e diverse) si sia aggiunto in pianta stabile un pezzo importante di storia della musica italiana: Vittoria Burattini che fu pulsante motore ritmico nei Massimo Volume, quasi a voler riallacciare la continuità di un percorso che non potrebbe essere più diverso nella forma ma pare animato dal medesimo spirito, ovvero la determinazione a parlare liberamente e con voce sicura attraverso il proprio operato artistico. Di nuovo, un fatto che in Italia ha del miracoloso.
La musica, allora: fin dagli inizi accostati ai Califone, Franklin Delano inseguono suggestioni appartenenti alla tradizione americana, desertiche e folk; vivono momenti quieti e riflessivi alternati o interrotti da esplosioni elettriche lancinanti; musica di chitarre che scagliano nel cielo la vocalità della Riccardi, eterea controparte del più tormentato e al tempo stesso catatonico Iocca. Il paragone con la band di Rutili e Massarella è – seppur plausibile - quanto meno riduttivo: il gruppo di Chicago è molto più legato alla terra, radicato in essa, laddove il trio bolognese è invece più propenso ad elevarsi. Musica con un più spiccato lato femminile, visionaria e lirica. Dall’iniziale Call It A Day (che parte quasi in sordina per chiudersi con tre minuti di apocalittica lama di drones) fino al congedo di Your Perfect Skin Line (in una versione più minacciosa rispetto all’esordio), il disco è una camminata estatica di un’ora tra cocci di bottiglia e sabbia rovente, erba imperlata di rugiada mattutina e paesaggi osservati dal finestrino.
Gli arrangiamenti sono curatissimi nei particolari e donano un’identità propria ad ogni singola canzone, pur nella compattezza dell’insieme: il piano che punteggia la splendida Sounds Like Rain; le raffinatezze percussive di Bus Stop; il sentore Beefheartiano che fa capolino nella stranita cantilena All Your Body Broken Clues (ecco: se c’è un accostamento sensato, specialmente da vivo, è con gli ultimi e immani Red Red Meat...); le sospensioni di corde e gli scorticamenti di violino di We Don’T Care; il folk privo di gravità di Travel In Space; il country classico e pacificato di Me And My Dreams che riporta in vita Gram Parsons. Mi rendo conto di aver citato tutti i brani tranne uno, Please Remember Me, distesa ballata degna dei Grant Lee Buffalo di un decennio fa.
C’è soprattutto, oltre ogni possibile influenza elencabile, un qualcosa che rende Franklin Delano un gruppo speciale e Like A Smoking Gun In Front Of Me un disco di bellezza stordente e fascino duraturo, quale che sia la provenienza geografica o la direzione indicata dalla bussola. Qualcosa che induce a pensare che il viaggio sia solo agli inizi. Long may you run...

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