Rio Mezzanino
Questo gruppo fiorentino afferma nelle proprie note biografiche di essere influenzato da atmosfere e ipnotizzamenti da Jeff Buckley a Massive Attack. Diciamo che per quel che suonano ricordano alla lontana il primo se sentito mentre suona su una panchina durante il passaggio di una metropolitana. I loro quattro pezzi possiedono delle delicate e profonde atmosfere maggiormente dedite ad un folk-blues da spazi aperti con una voce che si arrotola armonicamente. Non si parla di ricerche particolari o di innovativa creatività, ma un paio di pezzi sono molto piacevoli. Potrebbero sembrare una possibile colonna sonora di un film un po' on the road, un po' noir, un po' nel deserto americano sotto un sole che picchia giù duro. Forse mi è venuto in mente tutto questo perchè mi ricordano moltissimo i Talking Heads della colonna sonora di Fino Alla Fine Del Mondo di Wim Wenders, film in cui il regista crucco perdeva verso l'ottantanovesimo minuto la bussola e la via di Damasco della sua poetica filmica, probabilmente perchè già si masturbava dietro la macchina da presa mentre il suo nuovo amichetto Bono Vox gli sussurrava imbarazzanti spunti per nuovi film.







Per informazioni e contatti: Alberto, tel 3284892066
Merizero - Tracce
Non è una questione di qualità o una formalità, come recitava qualcuno tempo addietro. È una questione di abissi tra generi, di come intendere la musica e dove andarla a proporre. Difficile quindi per me parlare di questi Merizero senza sparare effettivamente a zero sulla loro idea di musica, che non si schioda per tutto il tempo dei nove brani da un pop davvero estremo come quello che trova vetrina a Sanremo, al massimo rinforzando il suono per un Festival o un concorso per band emergenti che annovera tra i partecipanti cover band o cloni di rock italico della più becera e da noi poco amata specie. Musica piatta che non ha nulla da offrire e può al massimo perdersi nella mente di qualche avventore al quarto cocktail in uno di quei famigerati locali con live band in una tarda notte di mezz'inverno. Ascoltare tutto questo album e per più volte è stato davvero ostico e difficile da sopportare. Il disco era meglio mandarlo a orecchie otturate come quelle di Mogol o Mario Lavezzi.







Per informazioni e contatti: info@merizero.it.
Sito web: www.merizero.it.
Rod Of Ruin
Il simbolo della pace, quello orientale del bene e male che si compenetrano, la A cerchiata di Anarchia: stanno tutti su un muro dove campeggia a macroscopiche lettere il nome del gruppo. Accade sulla copertina di questo demo che proviene da Firenze. Già tratti generalisti e di grana grossa per una filosofia musicale che vive ancora con il cuore a Seattle e al suo nativo e sepolto grunge.
Il quartetto inanella brani dalle melodie trite e ritrite con una voce giù di tono, esercizi in stile tirato alla Mudhoney o più ritmato che ricordano i Nirvana di Nevermind, con una produzione e un mix che lasciano molto a desiderare, per cui anche il termine lo-fi più squattrinato si sentirebbe offeso.
Le rovine del nome si riferiscono al crollo dei simboli sopraindicati o a quello di un genere che non ha più nulla da offrire?







Per informazioni e contatti: rodfruin@libero.it, Francesco tel 3282650796.
Andrea Sambucco - S.e.m.p.l.i.c.e.
Dire di aver fatto tutto da solo è una celebrazione orgogliosa delle proprie qualità, ma anche un modo per mettere le mani avanti sulla presentazione del proprio prodotto. Andrea Sambucco, aitante cantautore friulano, compone, canta e suona praticamente tutti gli strumenti di questo album. Le scusanti crollano quando però non riesce a prendere davvero una direzione artistica e di vita. Sarebbe meglio dirigersi definitivamente verso un pop frastornato filo-sanremese con i suoi testi su elementi naturali come acqua e luna? Oppure, togliendo qualsiasi tristezza o visione cupa, calcare la mano maggiormente su alcuni spunti che si barcamenano tra Battisti o gli Housemartins? E' probabile che a questo noto terzetto ingombrante non arriverà mai e per ora predomina il primo filone, soggiogato da pezzi tragicamente esistenziali e cantilene caramellose, fintamente sospese, che portano la sua indolenza alla semplicità a produrre questi quadretti pop in verità abbastanza imbarazzanti.







Per informazioni e contatti: Andrea Sambucco.
Sito web: www.andreasambucco.com.
The Mirrors - Nothing At All But Stars
E dire che non è passato tanto tempo dai fasti del brit pop, eppure a me sembra una vita fa. Ma vi ricordate che pessimo trend diede all'indie rock? Mossette, travestimenti per andare in discoteca, atteggiamenti, zero proposte musicali personali, scopiazzamenti e una crescente quantità di gruppi e personaggi imitatori montati come zabaione. The Mirrors, da Milano, anni dopo, sono uno specchio di quel movimento della terra di Albione così monocorde e monotematico. Oasis (omaggiati - come se ce ne fosse bisogno - anche con una cover di....indovinate...Supersonic, bravi!) e compagnia saranno raffigurati nelle loro camere e toilette su poster e foto. La cosa grave è la mancanza di tiro e il problema che le loro canzoni pop non rimangono neanche in mente. Chi riesce ad ascoltare i Velvet, gioendo, potrà anche muovere la testa su questi pezzi. Io canto "dammi una lametta che mi taglio le vene"...







Per informazioni e contatti: info@themirrors.net.
Sito web: www.themirrors.net.
Fabio Fiocco - Happy And...
Senza badare troppo alla forma canzone e a ritornelli da cantare e ricantare, questo cantautore veronese cerca in qualche modo di portare in Italia il folk songwriting di Jeff Buckley e di Brychan (con cui tra l'altro ha suonato durante alcune sue date dalle nostre parti). Ma le melodie ed i brani in generale si trascinano stanchi fino alla fine, lasciando perloppiù noia e poche emozioni, soprattutto grazie all'insistenza del languido cantato e di parole che riempiono e si susseguono in un'affabulazione fino allo stremo. Poi, soppesando tutto dopo vari ascolti, si possono anche tenere da parte paragoni esterofili e lasciar decantare il disco all'ombra di un cantautorato da Belpaese molto tradizionale, senza mine vaganti o obliquità che possano persuadere altre letture critiche.







Per informazioni e contatti: Fabio Fiocco.
Kate - Vinciperdi
C'è chi non fa cose esorbitanti, nè inventa nulla di nuovo, ma lo fa senz'altro bene. Parlo dei Kate, che con un piacevole indie pop dai tratti malinconici generano semplici carezze legate a fili sottili di melodie sussurrate o ovattate. Non apprezzando assolutamente l'uso della lingua italiana affiancata a certe sonorità, questo album mi consegna tutta la ragione possibile che non si dà solo ai pazzi. In più la cosa che stride a volte sono proprio i testi, che spiazzano con tematiche d'inventiva surreale. Comunque un plauso ad arrangiamenti scarni che tratteggiano un indie pop intelligente e d'atmosfera, costruito da una buona produzione, morbida ed elegante. Rimandi e occhiate d'intesa alla frangia indie americana dei Pavement più tranquilli, o alle venature countryeggianti alla Gomez, e alle composizioni ispirate e dolci di Perturbazione o Eels. Purtroppo la loro grazia raffinata cade alcune volte, non mantenendo tutte le qualità per l'intero arco del disco; oppure si denota una dispersione di piccole buone idee, o, ancora, la mancanza di costruzione di ritornelli ancora più incisivi e facili da ricordare.







Per informazioni e contatti: info@kate.it.
Sito web: www.kate.it.
Object Astra - Il Ragazzo Uban Livio
Musica strumentale per basso, chitarra e batteria. Gli Object Astra si intrecciano per un post-rock sulla fascia Chicago/Washington, quella che predilige le esplosioni più post punk, gli andamenti schizoidi o epilettici. I loro giochi più asimmetrici sono quelli che giovano maggiormente all'ascolto, relegando un po' ad un sordo e stanco oblio le parti più lineari, posate e circolari. Per non annoiare ed annoiarsi, poi, lasciano spiazzati in quanto dedicano una delle cinque tracce ad una specie di litania lounge latineggiante ripetitiva. Alla ripresa in pugno di ambiti prettamente più rocciosi però si svelano un po' troppo quadrati e privi di sviluppi e spezie costruttive varie, cosicchè sembra quasi di ascoltare un rock un filo indie senza voce: il contrario di quanto l'inizio positivamente lasciava presagire.







Per informazioni e contatti: Object Astra.
Particular Carry Mods - Denied Rebirth
Dopo alcuni ascolti di questo demo e dopo essermi sintonizzato sulle loro atmosfere dark-digitali, tra le ossessioni post-industriali e gli incubi futuristici immersi dentro una cinica società che si crolla addosso come il Domino Rally, mi domando: neo decadentismo? Saranno mica nichilisti? Deve essere molto faticoso, mi rispondo, ma forse le avventure del Drugo Lebowski non c'entrano molto. Io pensavo che il genere fosse morto e sepolto, ma i Particular Carry Mods costruiscono un Frankenstein impregnato di industrial che sicuramente ha il pregio di distanziarsi dalle proposte comuni in ambito musicale italiano. Non saranno dei miracolati della sagacia creativa, ma si sente un gruppo già maturo che ad un assalto alla Fear Factory incastra avvolgimenti elettronici sporchi, oscuri e noise, distorsioni che raggiungono saturazioni ambientali che regalano claustrofobia e una voce che ruggisce impazienza. Una possibile colonna sonora di qualche giochino picchia-picchia granguignolento della prossima Playstation?







Per informazioni e contatti: gelugt@tin.it, Carlo tel 3406828498.
Lost4Found
Oltre all'ebete strategia commerciale-nome di battaglia-filosofia di vita "perdersi per ritrovarsi", su cui passo sopra per non mollare subito il colpo, qui mi trovo di fronte ad un possibile fenomeno commerciale. Giuro, non chiederò dei soldi dopo avere visto il vostro nome in una serata di Rock Tv, dell'I-Tim Tour, sui cartelloni dei prossimi concerti di Limp Bizkit, Lostprophets, Linkin' Park, o assistendo alle vostre mosse da duri del Road House in un video serale di Mtv. Non ho la vostra foto, pazienza, ma le carte in regola per arrivare a questi traguardi ce le avete. Per me ci sono solo clichè da nu-metal a manetta, voglia di piacere ad un pubblico che è già nel mirino, pezzi scopiazzati bellamente con ritmiche, stacchi, estensioni urlanti ascoltate da più pulpiti infervorati. Ma ognuno di questi cinque pezzi dai ritornelli spudorati può vendere e far arrivare il successo nelle vostre tasche.







Per informazioni e contatti: info@l4f.it, Luca tel 3385853383.
Sito web: www.l4f.it.