AA.VV. - China - The Sonic Avant-Garde (Post-concrete, 2003)

Una raccolta di musica sperimentale cinese: esiste qualcosa di più fastidioso?! Bella domanda anche se non so se esista una risposta. Mentre economisti ed esperti del pentagono (e di tutto il mondo occidentale) sono atterriti dall'avanzare inesorabile del gigante cinese, la terra narrata nel Milione ci regala un'esotico frutto di musica sperimentale "made in china" composta quasi interamente nel 2002. Si parte con una serie di "rumori bianchi" e fruscii assortiti, per piombare in un cupo "ambientalismo" che ricorda certi Zoviet*France, elettronica fastidiosa e sghemba senza un minimo di cuore (anche se va detto che non cerca per nulla di averlo), qualche sussulto "concreto"? Certo, perchè no? Altre tracce di fastidio elettronico a confronto delle quali la Mego e la Staalplaat sono etichette pop. Per arrivare alla prima traccia il cui ascolto non è troppo impegnativo tocca aspettare alcuni episodi di ISMU, che nonostante la cafoneria iniziale riesce ad essere cupo ma al tempo stesso godibilissimo, direi che si trova fra isolazionismo e desolazione elettronica. Altri pezzi di "field-recording" che sembrano le tracce di Irah Coen per le strade di New York (reperti di qualche Utopian Diary della Sub Rosa). Altra elettronica persa fra noise e fastidio, cineserie di cui non potrebbe fare a meno solo un onanista integralista (scusate il gioco di parole), mattoncini di una muraglia cinese che una dopo l'altra passano senza lasciare nessun segno particolare se non nella testa bacata di chi le ha composte. Se la tediosità è un'arte gli eredi di Mao nel corso di questo primo CD dimostrano di essere degli artisti, da questa descrizione sommaria vorrei escludere il solo Xu Cheng che volente o nolente lascia due "excerpt" minimali più che dignitosi. Passando al secondo CD la solfa non sembra cambiare: da un "cut and paste" all'altro che ricorda Bisk (se qualcuno se li ricorda) si passa a Jiang Yuhui che merita la menzione per un'elettronica "in punta di piedi". Il secondo dei due CD per quanto non sia da riposo pomeridiano si fa ascoltare ed anche la serie di tracce sinistre di Wang Changcun si ascoltano, giusto qualche altro sussulto con Zhang Jungang e poi si ripiomba nella noia. Mentre alcuni fluttuano fra amletici dubbi sulle dimensioni del pene degli orientali, o si perdono in scorrettezze politiche assortite tipo: "le orientali ce l'avranno a mandorla?"... Beh mentre tutto ciò accade, questa raccolta attesta che ad oriente non stanno certo aspettando con le mani in mano. Fatte le dovute premesse, non credo che nessuno rimpiangerà l'assenza di questa raccolta dai propri scaffali.

aggiungi il tuo parere