Blackloud - Mysterious Waves (Blackloud, 2003)

Blackloud, ovvero il barbuto rocker brizzolato dal cappello da cow-boy, il basso acustico e la testa di scimmia sulla paletta del basso. Le parole chiave di questo disco sono, ancora una volta (vedi la recensione di 6th 6th 6th dello stesso artista), poche e peculiari: one-man band, basso acustico, effettistica varia, rock duro. Anzi, a dire il vero, più che di rock duro si potrebbe dissertare di una certa influenza più legata allo space rock di Hawkwind e compagnia bella.
Piccole suite dalle sonorità spaziali e liquide si alternano a esplosioni al limite del metallo più vulcanico, rendendo questo CD decisamente più vario e interessante del già valido predecessore: se gli Hawkwind avessero jammato con gli Stooges, i Thin White Rope, i Grateful Dead e i Clock DVA di Sign probabilmente Blackloud sarebbe un plagiario. Peccato che in alcuni frangenti la drum machine risulti davvero troppo finta e il nostro barbuto rocker si lasci prendere un po’ la mano nell’inserire rumoretti da cartone animato della Disney; ma è tutta roba che si può perdonare. Gesù Cristo, questo ha una testa di scimmia sulla paletta del basso, cosa volete di più?

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Blackloud - 6th 6th 6th (Blackloud, 2003)

Certi dischi trascendono a priori la valutazione conseguente all’ascolto, godendo di un’immunità di carattere esoterico e apotropaico. Parafraso per i meno equipaggiati a livello di vocabolario: quello che voglio dirvi è che, di fronte a personaggi della caratura del Dott. Prof. Ing. Blackloud, non si può non presumere a scatola chiusa l’eccellenza di ciò che suona. Immaginate un barbuto sui quarant’anni, con cappello da cow-boy, giacca di pelle nera e un basso acustico con una testa di scimmia sulla paletta. Fulminante, no?
Dalla sua bio liofilizzata e stringatissima apprendiamo che ha anche militato (fino alla scorsa estate) in un combo che pare sia stato tra i fondatori dello stoner, tali Small Axe (confesso la mia ignoranza, anche se avrei potuto fare una ricerchina in rete e fingere di conoscerli). E, in effetti, mettendo questo CD nel lettore, le sonorità sono abbastanza reminescenti della vena stoner-rock citata. L’unico dettaglio è che Blackloud è una one-man band in cui una sola persona canta, suona il basso acustico e si destreggia con batteria elettronica e sintetizzatori. Facciamo finta che Black Randy & The Metrosquad fosse un gruppo tributo ai Black Sabbath e ad Alice Cooper: credo che il risultato sarebbe stato molto simile a quanto Blackloud ci regala nel suo 6th 6th 6th. Hard rock cupo e cadenzato, basso in gran spolvero ed evidenza, rumoretti e suoni stranianti, voce roca da maligno mangia-neonati, batteria mid tempo e "incredibilmente" la piacevole sensazione che i synth e la drum machine non siano troppo invasivi. Perché, come dovreste ben sapere, batterie elettroniche, campionamenti e synth vari sono la castrazione del rock’n’roll. Senza possibilità di appello.
Unica vera e tragica pecca è che questa copia del CD deve essere venuta male, visto che salta o si blocca in diversi brani. In definitiva: un lavoro interessante che i guerrieri del rock sotterraneo non dovrebbero bypassare.

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