Paolo Benvegnų - Suggestionabili EP (Santeria/Stoutmusic/Audioglobe, 2003)
Paolo Benvegnų - Piccoli Fragilissimi Film (Santeria/Stoutmusic/Audioglobe, 2003)

Confesso di essere scoppiato in una fragorosa risata al primo ascolto dell'EP con cui l'originario fondatore degli Scisma ha dato inizio alla propria carriera solista: l'impressione č stata assai deludente, non proprio "come sentire un dolcissimo precipitare" (oddio, un senso di caduta l'ho avvertito, ma non credo fosse quello sperato)... Benvegnų offre romanticismo, filosofismi e (iper?)sensibilitā a palate, spostandosi senza troppe cautele dal percorso precedente verso un pop pių smaccato - per quanto curato, ricercato e intelligente - e giungendo addirittura ad un cantautorato di stampo 'classico'. Tutto questo appare riassunto chiaramente nell'EP: al potere persuasivo del singolo - sospeso tra la vecchia creatura, gli Elettrojoyce e i Tiromancino - si affiancano due brani inediti che esplorano ambiti differenti, riuscendo nell'intento di stupire. Giornalismo č ricolma di cinismo e lascia immaginare un'ispirazione al modello degli Afterhours ("adoro questo post-capitalismo, stiamo inventando la turboinformazione: sapere tutto e non capire niente"), mentre con Molto Lontano Benvegnų scopre una dimensione pių intima e cantautorale, rischiando perō di apparire fin troppo pretenzioso; il pezzo č serio, ma non lo sembra: sarā una certa sensazione da piano bar, saranno le liriche ultraromantiche, sarā la voce struggente...ma mi lascia perplesso.
Le stesse considerazioni valgono per l'album Piccoli Fragilissimi Film, in cui pių chiara č la pretenziositā dell'autore, ma pure le sue doti, l'intuizione melodica, il coraggio e la fantasia. Fin dall'iniziale Il Mare Verticale ("vivere per il solo senso che ha"..."io lascio che le cose passino e mi sfiorino/perchč non sono ancora in grado di comprenderle") Benvegnų elargisce emozioni a piene mani, immergendosi perō in un cantautorato che a tratti imbarazza o spaventa, perchč ricorda incubi tipo Francesco Renga. La bella Cerchi Nell'Acqua ribadisce il concetto: "camminare senza chiedersi perchč", vivere e godersi la vita senza farsi troppe domande; cosa che chiaramente egli stesso nega un attimo dopo rituffandosi a pesce in un mare di pensieri contorti o banali ("ogni istante si scioglie in quello a venire"). Pianoforte ed archi costituiscono la base di quasi tutti i pezzi: cosė č per Io E Te ("io e te siamo quei venti che cambiano i deserti"), mentre la pių impegnativa Il Sentimento Delle Cose indaga nella nostra esistenza cercandone il senso pių profondo ed auspicando un ritorno allo stupore fanciullesco di fronte alle cose ("ho visto i platani parlare con le antenne"..."le nuvole ci guardano"). Gli Elettrojoyce applaudono ghignanti. Si prosegue per metafore con Fiamme, e con un certo fervore si giunge al singolo ("ci muoviamo ma siamo immobili/siamo troppo suggestionabili"), in cui il nostro canta orgolioso "io so la mia veritā" e si propone "voglio andare in fondo a tutto quello che so", prima di perdersi in un delirio di accostamenti e libere associazioni incentrate sulla condizione del singolo individuo immerso e sperduto in quest'oggi fatto di contraddizioni ed ingiustizie, sul baratro di una crisi esistenziale ("io sono un uomo/io sono insicuro/io sono il padre, la madre e il figlio/io sono il vertice/io sono l'assoluto/io sono il genio/io sono il mio assassino/io sono l'ultima cosa che mi rimane"). In Brucio si giunge tra gli archi ad un'importante rivelazione: "io non so controllare questa ansia criminale di vivere/c'č qualcosa pių grande di me", con lunga coda di piano per finire. Intrise di miele E' Solo Un Sogno e Quando Passa Lei, in cui la voce si lancia addirittura in falsetti da antologia (degli anni '70). Si chiude con la sempre romantica Catherine e con un'ancor pių romantico ondeggiare di archi; per farci ben capire l'antifona, se ancora non fosse chiara. Ironia a parte, il CD si lascia ascoltare e riascoltare volentieri, il che vuol dire, indubitabilmente, che funziona.


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