Yuppie Flu - Brescia, 10/03/01

Girovagando dopo numerose peripezie arriviamo al Donne Motori (a secco, tra l'altro, di benzina perchè pare che qui nei paraggi non esistano distributori col self service).
Mentre attraversiamo i bui corridoi del locale per ordinare una birra attaccano subito i Midwest, band interessantissima che propone delle sonorità acustiche e allungate che si rifanno a gruppi seminali quali Rex, Red Red Meat e Radar Bros (poker di erre...).
Loro sono giovanissimi, vengono da Varese e in mezz'ora scarsa di musica riescono a coinvolgere il distaccato (perlomeno stasera) pubblico bresciano con la loro fragile, ma intensa formula composta da chitarra acustica, banjo, tastierina e batteria.
Da tenere d'occhio soprattutto perchè fra poco entreranno in studio di registrazione.
Ma veniamo ai protagonisti della serata, ovvero gli eroi indie-rock nostrani, i quali, e ciò non mi stupisce affatto) sembrano ottenere più successo e riconoscimenti all'estero: ciò lo si nota anche dalla scarsa presenza di fans qui al D.M..
"Ciao, noi siamo gli Iapi Flu..." incalza il cantante-chitarrista Matteo Agostinelli (sempre di più l'alter ego di S.Malkmus, ma non diteglielo sennò si arrabbia...) per poi rifilarci a tradimento dolcezze pop elettroanalogiche, tratte dall'ultimo loro The Boat EP, quali The Blue Experiment e Boat Or Swim, intervallate dal pezzo The Fairy Tales Of Young Robin e dalle esplosioni chitarristiche stile dEUS di Wise Hitch-Hiker Handbook presenti invece nel loro ultimo disco.
Mi mancano un pò certe cose del loro esordio, ma poco male visto che la qualità dei nuovi brani riesce a compensare in pieno tale lacuna. E allora via all'incanto della garfunkeliana A Song's A Song (of silence?), alla melodia di Wheel Deal e alla spensierata Order The Player Off The Field. L'acustica non si può dire proprio delle migliori e ciò (assieme all'immancabile guastatore-incravattato-supercazzola che urla dopo Sport Yer Feelings: "Vogliamo i Rolling Stones!!!") rovina un pò l'atmosfera, ma la scaletta prosegue senza sosta con Kids Up A House Tree, la splendida Back Home e il moog di Ambassadors che si mangia in un sol boccone la platea (supercazzola compresa).
Proprio nel finale il concerto prende quota, vola alto, diventa bellissimo; purtroppo termina presto e senza un bis, ma di fronte ad una band che ti offre così tanto in così poco tempo è assolutamente proibito fare recriminazioni.

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