Xiu Xiu - A Promise (5 Rue Christine/Goodfellas, 2003)

Gli Xiu Xiu sono una bella gatta da pelare. Il curioso giovanotto in copertina (foto scattata dallo stesso Jamie Stewart), in posa quantomeno sospetta, sembra chiedersi, da dentro alla fotografia, cosa l'acquirente stia cercando all'interno di questo disco, sotto il rettangolo rosso della (auto)censura. Da questo disco, ormai rotti dall'esperienza dei precedenti, ci aspettavamo, con massima tensione, che da un momento all'altro potesse esplodere. Via di violenza rumoristica. Via di batterie elettroniche. Via di improvvisi urli teatrali quanto agghiaccianti di Stewart. E invece, dalla descrizione di realtà povere e borderline che la sopracitata mente del progetto ritrae così candidamente, ci ritroviamo scaraventati all'interno di una scarica elettrica che pervade il disco da capo a capo. La promessa di stupire è mantenuta. L'elettronica è qui usata in maniera splendida. Sottolinea i momenti di pura tensione e offre un ottimo e intrigante appoggio alla voce malata e all'interpretazione del cantante. Sembra di stare in un romanzo di Vachss. Violenza, sporcizia morale, pericolo, riscatto, rischio, morte, sesso. Perchè alla fin fine poi toccando questi argomenti è sempre lì che si va a finire, eros e thanatos. Nella prima traccia, Sad Pony Guerrilla Girl, ci sono gli echi della I Broke Up del precedente disco. La canzone sembra estratta dalle storie di Jaime Hernandez su Love & Rockets. La morte di Speedy Ortiz con le locas della comunità ispanica, le pistole, lei che protegge lui. Più ci si addentra nel disco e più incontriamo elementi ossessivi come le batterie elettroniche che rimandano quasi ai Suicide (Pink City) e agli inflazionatissimi Joy Division. Si può ancora scrivere grandi canzoni utilizzando i trucchi già consumati dai predecessori? Pare proprio di sì. E allora, in nome di grandissime canzoni quali la già citata traccia di apertura o Brooklyn Dodgers, ben vengano le batterie a pentole alla Einsturzende Neubauten. E tutti gli altri riferimenti che ne escono ad ogni ascolto, ad ogni orecchio, ad ogni cuore. Non foss'altro per la tremenda rilettura di Fast Car di Tracy Chapman. Una canzone di per sè angosciante e scarna anche nella sua versione originale, qui diventa un colloquiale parlato su due accordi. Un filo di falsetto al limite delle lacrime. Tensione costruita con i precedenti brani. E poi qui rilasciata nell'attesa di uno scoppio che non avverrà. Di un altro giorno sicuro nell'inferno di tutti i giorni. E dove il recensore sprofonda nella più bieca retorica da incapacità tecnico-culturale si erge il disco stesso a testimonianza di una America lontana dalle televisioni e dai college. Dai soldi e dal petrolio. Vicina alla violenza, alle pistole, alla morte. Enormi. Legati nella teatralità, nell'ossessività, nelle sonorità a filo doppio con i Paper Chase, in questo disco evolvono una formula che non stanca. Si muove. Continua a commuovere nella sua interpretazione malata. Un nome da mandare a mente per i prossimi dieci anni. Il disco si conclude con Jamie che urla "I'm just kidding, I'm just kidding". State tranquilli, la vostra realtà è un'altra.

aggiungi il tuo parere


Xiu Xiu - Fabulous Muscles (Tomlab/Wide, 2004)

Tra cazzi, armi e militari si consuma la rivoluzione di Jamie Stewart.
Bisessuale conclamato, apertamente irriverente e devastantemente in conflitto con quell'Americanità che traspare di solito da quei pochi film che, ad esempio dal Sundance, arrivano a noi.
Le periferie, i giovani, le droghe: tutti argomenti così demodè che acquistano nel cantato malato di Jamie un tono da riscatto sociale. Come già fu per la gloriosa Sad Pony Guerrilla Girl qui si ritorna a quella dimensione di cuori in costante esplosione, implosioni emotive, amore e minacce. Situazioni disastrate, la morte come inaspettata ma possibile, l'impossibilità di stare fermi a guardare le cose passare.
Non è più la generazione di quelli di Trainspotting, quelli che per vivere dovevano aggiungere. Qui c'è una costante incapacità a reagire all'ambiente esterno. Non ci sono progetti, soltanto paure di non essere all'altezza, la volontà di essere da un'altra parte, di non avere doveri e impegni. Splendido affresco della contemporaneità, del ritorno a quella dimensione così intima che ti permette di staccarti dalla schiavitù dei media fino a rimanere scioccati dalle violenze della guerra. La violenza che viene confrontata è quella intima e personale, non masochisticamente parlando, ma quella che ti porta a dialogare con la tua coscienza, quella che ti porta ad arrossire per un bacio o a vergognarti di un eccesso.
Questo disco è la perfetta metafora musicale di tutto questo.
Vive della contrapposizione violenta tra elettronica (elementi di quasi ballabilità sono stati riscontrati all'interno delle tracce migliori) e passagi acustici quasi autistici nella loro introspettività. E' veramente inutile citare i rumori digitali di un brano piuttosto che le sonorità quasi etniche di altri.
Il signor Stewart è sicuramente prolifico ma gode di un momento di forma a dir poco entusiasmante. Non c'è un solo minuto di musica che non possa essere considerato perfetto in tutta la sua più recente discografia a nome Xiu Xiu. Sicuramente dietro tanto successo ci sono molti dei soliti attori, come il fondamentale Cory McCulloch, ma la farina pare essere tutta del sacco di Jamie.
La dinamica del disco è pressocchè perfetta nel suo continuo saltellare tra momenti in cui l'autore si rinchiude in un solipsismo quasi deviato e esplosioni, controllate ad arte e smisuratamente dilatate a differenza dei precedenti episodi, dove la teatralità del gesto veniva appagata.
Un disco che farei ascoltare a chiunque per la capacità di aprirti il cuore.

aggiungi il tuo parere