Shannon Wright & Yann Tiersen - S/T (Ici D'alleurs, 2005)
Ci sono collaborazioni che sulla carta ci lasciano dapprima un po’ sorpresi, magari anche dubbiosi sul risultato artistico a venire, salvo farsi poi smentire in pieno dai fatti: in questa categoria rientra a pieno titolo anche l'oggetto di delle righe che state leggendo, interamente scritto e suonato a quattro mani da Shannon Wright e Yann Tiersen. Quintessenza di piglio rinnovatore innestato saldamente sulla tradizione americana (post indie-folk ?) lei; tessitore di colonne sonore (Amelie, Goodbye Lenin) e di album solisti d’impianto e impronta cinematica lui (per di più francese…).
Proprio per un’etichetta d’oltralpe (e risparmio ai lettori la riflessione sul magnetismo che gli artisti provenienti dagli Stati Uniti esercitano sui nostri cugini da un secolo in qua…) vedono ora la luce i frutti della collaborazione tra la Wright e Tiersen: esatta fusione delle due anime artistiche e nel contempo qualcosa di più che la mera somma delle singole parti, il disco si anima di atmosfere spettrali e desolate ma mai totalmente opprimenti, come una luce -magari fioca- che si faccia a tratti scorgere nella nebbia.
Come dei Rachel’s ridotti all’osso e rinchiusi in una casa degli spettri, con suoni come maree che si rincorrono, stratificandosi per poi abbandonarsi a se stessi, il duo ha messo mano a parecchi strumenti (eppure sembra che non ne stiano suonando più di tre o quattro per canzone, tanto sono disapparenti e nascosti), evocando colori seppiati in una foto sbiadita. Il fascino sottile e allusivo del disco è tutto in canzoni rese senza tempo da arrangiamenti minimali e al contempo curatissimi e suggestivi (Tiersen fa letteralmente "vedere" con i suoni e la Wright tremare l’aria con la voce); nell’approccio cameristico al folk che si fa altro (il trittico posto in apertura è pura magia); in sottintesi cinematografici che riannodano i fili tra sperimentalismo e tradizione con misura e senza calligrafismi; in una scheggia tolta per un attimo alla P.J. Harvey che c’incantò.
Frutto della magia che è connaturata all’estemporaneità e di un approccio sincero e ben pianificato (contraddizioni solo apparenti: da questo prende vita il disco in ogni suo attimo), questa gemma di gusto ed equilibrio non è solo da ascoltare, ma da far penetrare sotto la pelle, per ogni suo singolo, preziosissimo minuto.
     
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