Wormhole - Chicks Dig Scars (Roadrunner, 1995)

Album di debutto per questo giovanissimo trio irlandese (età media: diciotto anni) che, purtroppo per loro, ha poco a che fare con i coetanei e connazionali Ash: mentre questi ultimi hanno cercato e trovato rapidamente la strada del successo, grazie ad alcuni indovinatissimi singoli (e ad un'immagine gradevole e ben curata, ad uso e consumo delle adolescenti), i Wormhole (che sono più bruttini ed inkazzati) sembrano non preoccuparsi minimamente di questa possibilità, e, seguendo unicamente il proprio istinto, hanno registrato in appena sette giorni un lavoro grezzo e "artigianale", al tempo stesso noise e lo-fi, rumorosissimo, svogliato e senza compromessi, che - si può ben capire - non risulta esattamente di facile ascolto. Nel disco si alternano veri e propri assalti sonici (l'iniziale Leave The Blanket In) e cantilene stanche (12 AM), le due cose unite assieme da intervalli riempitivi pseudo-rumoristici privi di significato. Sommerse nel mare di feedback e distorsioni o nello skazzo imperante, però, compaiono felici intuizioni melodiche (Harms Reach) e addirittura momenti pop quasi perfetti (Atmosphere); il risultato migliore viene raggiunto quando i tre riescono a combinare bene assieme le cose, risultando a più riprese trascinanti e dannatamente convincenti (l'esemplare, incontenibile In My Head, oppure Lay It On, dalle agghiaccianti, splendide urla finali). Probabilmente è per questo che sono stati definiti come "i nuovi Jesus & Mary Chain" (definizione un poco azzardata…), anche se le influenze sono ben più varie, a cominciare da quella, piuttosto evidente, dei Pavement (Tryen Alone). Fanno di tutto, questi ragazzi, per rovinare la propria musica e renderla fastidiosa, ma ciò nonostante le idee ci sono e sono anche molto buone; il risultato è un collage di suoni sporchi e malandati, che però colpiscono forte non solo lo stomaco, ma anche il cuore - ascoltare il piccolo capolavoro Johnny's Vibe, o la brevissima chiusura acustica di Rooftops: "Miles and miles of rooftops (…)/My life is like a rooftop/it goes on for ever and ever/and I wanna know: does it end? Does it afterward end?". Si presentano male, suonano male, se ne fottono di tutto (anche della durata dei brani, riportate nel booklet…tutte sbagliate!), e forse mi piacciono anche per questo. Certo, in fondo è un peccato, perché con un po' di attenzione in più (e magari una produzione migliore) questo disco poteva risultare diverso; ma forse non avrebbe rispettato la reale natura dei Wormhole. Per quanto acerbi, ad alcuni, come al sottoscritto, vanno già bene così.

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