Weird Uncle Betty - In Porn We Trust (Dune, 1999)

Lo "strano zio Betty" ci si presenta con una copertina che ricorda The Elefant Man di David Lynch, e in effetti non si può dire certo che il tutto manchi di morbosità: titoli come The Intruder, Betty's Dirt Peepshow e Sticky Fingerz e continui rimandi nella grafica sono un contorno ai continui mugolii e stridori che si ascoltano per tutta la durata del disco. Le sonorità sono quelle di una elettronica sporcata con un rock chiassoso e trascinante, non puro big beat, nè rock industriale, ma una miscela che ha in molti momenti esiti brillanti; si arriva a questo punto dagli ottanta, ma a differenza di quegli anni, ora non c'è alcuna sudditanza a livello di suoni con un disco straniero, non si può più riconoscere al volo come il Glen Grant: colore chiaro, gusto pulito, elettronica italiana fiorentina! Il fatto poi che tutto vada a senso unico non è un difetto, anzi porta ad una maggiore unità nel disco, anche se i suoni sono abbastanza variegati; certo è che se siete bacchettoni vi conviene girare alla larga, altrimenti non potrete mai aprrezzare il miglior pezzo, Wet'N Shiny, dove un ritmo martellante è accompagnato da una "calda" voce che sussurra le parole del titolo, per i poco esperti in inglese bagnata e luminosa. Non avrà pretese da grande messaggero dei nostri tempi, ma Weird Uncle Betty ci regala cinquanta minuti di immersione nel suo mondo, e quel che è più importante riesce a far ballare con questi suoni davvero azzeccati e all'altezza di produzioni internazionali come Prodigy o Chemical Brothers.

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