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Wallace Tra le etichette indipendenti italiane di maggiore qualità, la Wallace di Mirko Spino (www.wallacerecords.com) si è costruita negli anni un catalogo decisamente notevole, spaziando tra i generi: il lo-fi lancinante di Bugo, il cantautorato dilatato dei Madrigali Magri, la wave nervosa dei Pornography, gli immensi A Short Apnea e poi ancora Zu, R.U.N.I., Old Time Relijun... La caratteristica peculiare è che nonostante la diversità delle uscite ogni disco sia autenticamente Wallace, come se un filo (il)logico facesse tornare i conti: l'uscire dagli schemi (rock, jazz e d'improvvisazione che siano) è forse la chiave. Le uscite sono di volta in volta l'occasione per Mirko di comporre le belle grafiche delle copertine. Bron Y Aur - Between 13 & 16 (Wallace, 2001) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() R.U.N.I. - La Zuccha Polmonate (Wallace, 2002) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
I Bron Y Aur hanno fatto degli anni settanta l'humus musicale in cui sviluppano le loro idee: sono cresciuti dapprima con Black Sabbath e Led Zeppelin, poi sono venuti il free jazz ed il kraut. Non tralasciando i primi, sempre più pesano però i secondi nella composizione dei brani, volutamente ricavati da improvvisazioni su cui Jacopo Andreini (onnipresente dove c'è un buon disco) e Edoardo Ricci hanno effettuato i missaggi assieme a Fabio Magistrali (anche lui onnipresente dove c'è un buon disco). Il gusto della jam in effetti si sente tutto e le ricadute sui brani del disco sono più che positive: in alcuni momenti si potrebbe pensare a dei Gorge Trio più votati al rock and roll, e non è poco; i quattro si incontrano naturalmente ad occhi chiusi e i quasi cinquanta minuti del disco scorrono in un'atmosfera onirica tra il serpeggiare dei fiati e gli accennati riff delle chitarre: a volte viene da pensare al delirio che sarebbe uscito da Miles Davis assieme a Jimmy Page con una dose abbondante di acidi...Io non so chi sia questo benedetto Elvisio che pare avere convinto i R.U.N.I. a remissare Il Cucchiaio Infernale, ma non ha mica avuto una cattiva idea... Le canzoni sono quasi tutte rielaborate pesantemente da nomi molto abili nell'arte del manipolare, tra cui gli stessi R.U.N.I., che mescolano la voce del grillo parlante al Clinicocchio, A Short Apnea i quali rumoreggiano abbondantemente, A034 con la sua digitalizzazione selvaggia, Tasaday, Bugo e il suo rap malato, Ovo, Rollerball con il loro stile inconfondibile. Un bel delirio, nel complesso... Rollerball - Porky Puppet (Wallace/Burp/Beware!, 2002) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Tasaday - Con Il Corpo Crivellato Di Stelle (Wallace/Beware!/Bar La Muerte, 2002) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
I Rollerball hanno un suono inconfondibile: si potrebbero riconoscere tra mille con le loro armonie fluttuanti, a volte vicine alla canzone, in altri momenti più propense alla suite dilatata, ma sempre autentiche ed originali: tocchi di piano, samples darkeggianti in sottofondo, fiati a volte simili agli eserciti della salvezza registrati per strada, il tutto condito dalla eccezionale produzione di Mini che, ovattando alcuni elementi, nel complesso coagula le sonorità per rendere unito al meglio un suono così caratteristico. Questo Porky Puppet raccoglie vario materiale della band, tra cui una buona dose di inediti registrati sia live che in studio (per la precisione otto), tre tracce reperibili solo su rare compilations e soprattutto l'intero album We Owned Lions su Pacific Wonderland, uscito quattro anni prima in sole trecento copie. Un disco corposo che supera i settanta minuti, ma che non stanca affatto e soprattutto si fruisce senza risentire della diversa epoca nonché provenienza dei brani, grazie al suono Rollerball così originale e trascinante: non un disco per completisti dunque, ma più semplicemente un gran bel disco.Scelta apparentemente rischiosa quella dei Tasaday, che mescolano la sperimentazione rumorista industriale di una ventina di anni fa con le peripezie strumentali che ora chiamiamo postrock: il connubio riesce però contro ogni scommessa in maniera davvero convincente. Nei sessantacinque minuti circa di Con Il Corpo Crivellato Di Stelle i quattro membri, tra cui Cantù di A Short Apnea (il suo particolare tocco nel suonare la chitarra si intravede piacevolmente qua e là) ed i loro numerosi ospiti (due Jasminshock, lo stesso Mirko Spino e tanti altri) si dedicano alla dilatazione sonora con impegno, usando gli strumenti ed i suoni più disparati, ma avendo come comun denominatore prima di tutto il gusto e anche la voglia di spingersi avanti... Richiami all'uso dei ritmi in senso tribale, cosa comune a certo avant anni '80, la chitarra "alla Skin Graft", fiati free, elettronica odierna e molto altro, tutto è coeso e fila liscio come l'olio: compresi i momenti in cui il delirio sale di tono, come nella ghost track finale. Non un disco facile, ma senz'altro un disco molto ben riuscito, e poi l'importante è essere brianzoli...
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