Votiva Lux - Lindbergh EP (CYC Promotions/White And Black, 2000)
Dopo una decina d'anni di autoproduzione, partecipazioni a diverse compilations ed un proprio CD nel 1996 (nemmeno troppo ironicamente chiamato Il Canto Del Cigno?, visti i problemi interni), con questo nuovo lavoro i Votiva Lux mostrano di aver cambiato assieme l'etichetta, la line-up e la rotta. Dedicato al celebre pilota dello 'Spirit Of St.Louis', l'EP - il primo di una serie di tre - contiene quattro lunghe composizioni esclusivamente strumentali, tra i cinque e i sette minuti, che sono come fiumi in piena: scorrono impetuose e trascinano via con sč, trasportando emozioni e sensazioni di assoluto piacere, grazie ad una maestrģa chitarristica impossibile da non rilevare, che permette fra l'altro di non confondere i pezzi tra loro, data la singolaritą che ognuno di essi - nonostante le simili caratteristiche - riesce a mantenere. Abbandonate dunque sia le originarie influenze gothic-wave sia il cantato, la band si lancia con grande sicurezza in un progetto affascinante che, al di lą di come lo si voglia definire - psichedelia, rock lisergico, space-rock (come sembra voler idealmente dimostrare la copertina) -, stupisce ed incanta, benchč non inventi nulla di realmente 'nuovo'. Grazie a chitarre mutevoli, che ora dispensano sferzate metalliche ed ora ondeggiano sibilanti, assistiamo alla creazione di atmosfere oniriche, eteree, che talvolta rasentano addirittura toni epici. Votiva Lux - Solaris (CYC Promotions/Audioglobe, 2002)
L'attesa č terminata: i bolognesi Votiva Lux sono tornati con otto nuovi pezzi assolutamente convincenti, che proseguono ottimamente il discorso avviato con il precedente EP, dimostrando una crescita chiara. Invitante sin dalla psichedelicissima copertina, Solaris, nell'ordine, prima ammalia, poi emoziona ed infine incanta, grazie a suoni raffinati e ad atmosfere sognanti, che lasciano storditi. Il prog si mescola alla psichedelia ed al post, assumendo una forma complessiva alla quale non conta poi molto dare un nome; conta solo lasciarsi trasportare, lasciarsi andare, abbandonarsi per liberarsi e ritrovarsi altrove... magari - chissą - in Irlanda, da dove sembrerebbe provenire buona parte dell'ispirazione. Gasteropod-1 č il pezzo in assoluto pił emozionante, con chitarre che si rincorrono felici e sgargianti per lunghi minuti: stupenda. Ma impossibile č anche non cedere alle tentazioni provocate dalla languida Inishmore, forse il brano pił postrockato della collezione, e dalla lunghissima, iniziale Ffair (nella quale - unica eccezione in un'opera esclusivamente strumentale - compare l'originalissimo intervento vocale del gallese Brychan). Niente male pure Rommel, mentre č Atlantic a sfoderare le schitarrate pił corpose, e al tempo stesso le melodie pił avvicinabili: perfetta. Si eleva quindi al di sopra di ogni commento la conclusiva Inishmaan, che ha l'unica pecca di durare troppo poco: appena due minuti per una sequenza di lacrime dispensate dal pianoforte, con accompagnamento delle chitarre e di altri rumori. |