AA.VV. - Voice This Sound (Inverse, 2002)
AA.VV. - Love It Or Hate It (Puresome, 2002)

Un paio di compilation, una americana (quasi tutta texana) e l'altra svedese, ci permettono di farci un'idea di alcuni aspetti del calderone "emo" più legato all'indierock, pentolone ormai colmo: l'impressione è però che ci siano cose ancora buone in giro, anche se l'unico nemico è il sovraffollamento.
La Inverse produce questa raccolta all'interno della quale c'è posto per ben ventidue brani, tra cui molte cose interessanti: l'inizio è affidato a Ultimate Fakebook, power pop bruciante molto efficace. Si continua con un ottimo terzetto, Subset, con un bel basso wave pulsante mooolto eighties, Recover, tirati al punto giusto, e Schatzi, Weezeristi di qualità. Viene poi il momento di Pop Unknown, il mio brano preferito nel disco, anche perché qui gli stilemi del genere ci sono tutti, voce urlata in sottofondo, tastierina, chitarra tagliente, batteria a mille, ma soprattutto che canzone! Dopo i Curserweight, con voce femminile, arrivano River City High, molto radiofonico, ma sempre efficace; gli anni ottanta ritornano nella malinconia wave di Chomsky (che bel nome!), subito affiancata dall'incedere acustico dei Jump Rope Girls. Poi si viene straniti da un sound più inglese, infatti i Sunfactor arrivano proprio da lì e non sono niente male... Siamo a metà disco e nel seguito la raccolta perde qualche colpo, ma ci sono da notare ancora buone cose: i tedeschi Sometree, al limite del postrock, Time Spent Driving con una sofferente ballad molto azzeccata, Tess Wiley, chitarra e batteria elettronica praticamente country, e per ultimi Red Animal War, con un lento elettrico nervoso e tagliente attraversato da gocce di pianoforte, molto evocativo.
Anche la compilation Puresome supera i settanta minuti di durata, con ben diciassette gruppi del nord europa, che in alcuni casi risentono dell'influenza di Leiah (presenti con un brano fenomenale, Colours Run Static); si inizia con una tra le cose migliori, un demo di Half Nelson, poi un lento strumentale di Postman, e più avanti a farsi notare ci sono The Unisex con un pezzo pop screziato di malinconia, Jettie con malinconia associata ad un incedere pigro e avvolgente. In seguito si ricordano gli scolastici ma accattivanti Dead Silent Days, poi l'indiepop elettronico dei The Bright And Shiny prima della foga di The Whole Nine Yards e la finale Long Beach di Laakso, un acustico struggente.
Ci sono buone canzoni in queste due raccolte (un gradino sotto i contenuti della compilation svedese), solo che l'eccessiva lunghezza e la ripetitività delle band-clone non aiuta molto l'ascolto complessivo; sono comunque un ottimo mezzo per scoprire nuovi nomi.


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