Vitesse - You Win Again, Gravity! (Acuarela/Blue Tears, 2002)
Nostalgia, cuori insoddisfatti, l’angoscia per un mondo che sta cambiando troppo in fretta, la forza di gravità che opprime: You Win Again, Gravity!. Al quarto album in quattro anni (due sull’etichetta spagnola Acuarela) il duo americano Vitesse sfiora la perfezione. Suoni tratteggiati da sintetizzatori, chitarre cristalline, linee di basso in progressione ed emozioni a più non posso. Un clamoroso salto negli anni ottanta (non quello dell’italietta paninara...) per mettere a frutto la lezione di bands quali Cure (Small Gift, Not Forever) e Depeche Mode (Out Under Stars). Poi di nuovo un ritorno al futuro, passando per i Magnetic Fields, con la sensibilità tutta moderna, intimista e “calda” della migliore Morr Music (Hunch, It’s Just Fine).
Un indie-synth pop talmente imploso che non chiede altro che farci compagnia nei momenti in cui non vogliamo o non abbiamo la forza di alzarci dal letto o di uscire dalla nostra cameretta. Stati d’animo, questi, sui quali parecchi gruppi, più o meno grandi, hanno fatto fortuna, ma che con i Vitesse sembrano acquistare un nuovo significato. La prova del pianto? (Ri)vedere Ragazze di Mike Leigh (non fosse altro per fare un omaggio alla straordinaria Katrin Cartlidge da poco scomparsa) e poi mettere su questo disco. La track finale Tunnel Of Love è già candidata ad essere una delle mie canzoni preferite di sempre. Sì, è una cover dei Dire Straits, ma talmente stravolta e allungata da apparire irriconoscibile, da sembrare "altra" (sfiderei chiunque a riconoscerla senza leggere il booklet): infinitamente più bella, infinitamente più malinconica. Incredibile. A pensarci mi vengono ancora le vertigini.
Aahh… la gravità.
     
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