Vermilion - Flattering Mountains And Creating Empires (Redwood, 2002)

A vedere nome del gruppo e titoli in uno strano carattere quasi gotico e con le ramificazioni tra le lettere, in più una copertina con un disegno di panorami con enormi funghi in puro stile Yes, la prima tentazione è scappare: panico, fuga incondizionata. Certo il layout è veramente bello e le grafiche sono proprio quelle di Roger Dean, il disegnatore delle cover prog più famose di tutti i tempi. Aggiungiamo anche che nella presentazione si parla, oltre che della passione per il prog, anche di influenze metal... I quattro pezzi, naturalmente tutti sopra i dieci minuti, sono collegati tra di loro e hanno titoli come Pachydermus, che poteva venire in mente solo a quei mattacchioni di Emerson Lake And Palmer, oppure 1313101310137107... Poi però si scopre che la produzione è di Steve Albini (ho parlato del mitico in ogni altra mia recensione, per cui ora tralascio) e soprattutto, cosa non trascurabile, si ascolta il disco. E che disco. Epicità e dolcezza Godspeed You Black Emperor! (piccola sezione d'archi al seguito), furia Big Black (con tanto di urla feroci), psichedelia Pink Floyd, momenti jazz con fiati free qua e là, e pure un improvviso assolino AOR anni ottanta... Tutto in soluzione unica: mai disco si è presentato in modo così diverso da quelli che sono i suoi contenuti reali. E che contenuti. Non lasciatevi fuorviare: la miscela funziona, è tutto un unico pastiche perfettamente funzionante. Questi ragazzi sono una prodezza della natura, suonano ogni nota con precisone e foga o dolcezza a seconda del caso, con guizzi di improvvisazione irriverente devastanti: dei Trans Am o Fucking Champs del post rock sinfonico, tanto per capirci.
Sono completamente pazzi. E che pazzi.

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