Valvola & DJ Spectra - All The Colours From Venus 69 (S.H.A.D.O., 2002)

All The Colours From Venus 69, release di giugno della S.H.A.D.O., ci ha convinto appieno dell'originalità del progetto pop futuristico che é alla base dell'immane lavoro del team Valvola, che per l'occasione si clona in Valvola & DJ Spectra, ovvero Gianni Antonino, Alessandro Pagani e Giuseppe Barone.
Valvola sono stati i pionieri in Italia della riscoperta di quell'estetica elettronica musicale e marchingegni annessi (synths analogici, computers...) che negli anni '60 ha nutrito molta cultura cinematografica e sonoro-sperimentale, ma in generale il loro é un innamoramento folle per la pop-art e la pop-music che in quegli anni vissero il loro massimo splendore e che oggi trasversalmente in un'ottica affascinante retrò-futurista riportano in auge. Altro loro grande merito quello della ricerca delle collaborazioni a largo raggio internazionale: questo All The Colours From Venus 69 ad esempio vede tutta una serie di artisti pop elettronici giapponesi affiancare Valvola & DJ Spectra e personalizzarne i brani. In definitiva si tratta di un formidabile spaccato di tutta una realtà musicale sommersa, nel senso che questi nomi in Italia sono più o meno sconosciuti o conosciuti solo da una minoranza, ma nella madrepatria suonano da anni nei clubs alla moda di Tokyo, Osaka, se non nelle gallerie d'arte e nei parties, come Eel. Gruppi di pop sperimentale come Plus Tech Squeeze Box, orecchiabile e for fun come Jellyfish, o pop tout-court come Cubismo Grafico, Mac Donald Duck Eclair Tech-Tv & Room 203, Pine Am: la scena nipponica pop-elettronica derivata ed introdotta da Pizzicato Five, Cornelius é praticamente sterminata e dilata il concetto stesso di pop tanto caro ai Valvola inglobandone mille sfumature... Utopia realizzata, eliminazione tra cultura alta e popolare, come accennavo nella recensione su Eletronico? Questo il messaggio forte che sembra arrivare dal Giappone e fatto proprio dai Valvola. Venus 69, ovvero un museo musicale di pop-art elettronica giapponese, questo il sottotitolo dell'opera, così come squisitamente pop é la grafica del digipack che rappresenta scene di mondanità esclusiva, ma musicalmente parlando il disco é un trip fantastico di sonorità elettroniche discretamente martellanti, bizzarre, oniriche, un patchwork di titoli all'insegna di nostalgia spaziale infinita. Si può non essere degli appassionati di musica elettronica, ma é impossibile non rimanere coinvolti dall'intensità e originalità di questo disco. Particolarmente appassionanti la parte iniziale e quella finale del lavoro, Flashback To The Future e Zoom Wave Architecture, con i macchinari di Valvola & DJ Spectra impegnati a scandagliare la via lattea con rotta su Venere e la voce di Michi inquietante che materializza il panico da trip spaziale; le ipnosi elettroniche di Zoom Archigram e Warp Warp/City Development Pt.3 che si stemperano nella distensione gioiosa di Plug-in City universe ad opera di Matsuda Gakuji ovvero Cubismo Grafico.
Forti in questi brani sono le rimembranze electro-pop anni ottanta di Depeche Mode, Heaven 17, Human League, ma soprattutto Kraftwerk (un periodo che fatalmente e prepotentemente sta tornando) in artisti come Pine Am, Tech-Tv & Room duecentotre, Mac Donald Duck Eclair e questo... A volte ritornano... Ci fa sopportare il tran-tran quotidiano un po' di più! Delizioso minimalismo armonico con Jellyfish e bizzarro space-western con Plus Tech Squeeze Box. E il bambola-robot dalla voce aliena nell'enigmatica Tokyo Simulation, forse una venusiana condotta sulla terra di ritorno dal viaggio interstellare. Ma Valvola & DJ Spectra sanno come blandirci nel finale di questa odissea cinematica con gli arpeggiati e fosforescenti...domani passati...in compagnia dei crepuscolari Remington Super 60! A quando il prossimo viaggio interplanetario?

Ottimo
Kara S.

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Valvola - Plug-In City Universe (S.H.A.D.O. , 2002)

Tutto comincia ad avere un senso. Anche l'insistenza delle batterie elettroniche su cui ultimamente i Valvola paiono aver puntato tutto. Smaltita la sbornia avant-pop nipponica, paiono aver trovato la loro via al sound leccato e levigato con questa serie di remix e collaboratori. Le press-sheet della S.H.A.D.O. sono sempre piene di citazioni, nomi, riferimenti. Ma quando poi metti su il disco è sempre una l'immagine che ti si forma: elettro-pop di classe. Dall'uso delle voci ai synth. Ma molte delle trovate meno legate alla sonorità, le melodie o i cambi ad esempio, sono solo un vago ricordo della qualità e della ricerca dedicata al suono in se stesso. Mi pare ci sia un certo appiattimento sul solo ritrovare un filo logico con il passato e non più la voglia di legarlo ad una proposta nuova. Il massimo dello sforzo in questo senso mi sembra la title track, quinto brano dell'EP, condiviso con gli Electronicat. Anche se i Suicide che giocano con un Farfisa forse non è proprio il mio massimo. Un ottimo prodotto dunque per quanto concerne il lato d'ascolto, consigliatissimo insieme al packaging sempre eccellente. Ma con un sapore amaro per un mancato sviluppo realmente innovativo o rivoluzionario (non che lo si debba sempre pretendere comunque...).

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